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Decreto Rilancio. Le misure per l’agricoltura

Roma (14 maggio 2020) – Con il Decreto Rilancio arrivano 1.150 milioni per il settore agricolo. Le bozze del decreto circolate in questi giorni, l’ultima delle quali è approdata ieri sera sul tavolo del Cdm a Palazzo Chigi, prevedono infatti una serie di misure a sostegno dell’agricoltura.

Ecco come sono divise e come saranno distribuite le risorse per il settore agricolo e agroalimentare.

Un fondo emergenziale a tutela delle filiere del primario più in crisi per interventi di ristoro per i danni subiti dal settore agricolo, della pesca e dell’acquacoltura. Indennizzi al settore agrituristico, aiuti per l’ammasso privato e misure a favore delle filiere agrumicole e dell’allevamento ovino. E poi contenimento della produzione e miglioramento della qualità dei vini. E ancora la conferma del bonus da 500 euro per i lavoratori agricoli anche per aprile e maggio, erogato in modo automatico dall’Inps. I percettori di Cig, Cigd e Fis (Cassa integrazione ordinaria, in deroga e Fondo integrazione salariale), i percettori di Naspi e Dis.Coll. e di Reddito di cittadinanza, possono stipulare con un datore di lavoro agricolo, contratti a termine di 30 giorni rinnovabili per ulteriori 30 giorni, senza perdita dei diritti collegati agli ammortizzatori sociali citati, nel limite di 2.000 euro.

L’istituzione del fondo destinerà risorse in via principale, ma non esclusiva, a florovivaismo, lattiero-caseario, vitivinicolo e zootecnia. 500 milioni andranno al florovivaismo e alle altre filiere in difficoltà. Inoltre, 250 milioni di euro per il 2020 del Fondo saranno utilizzate per rendere più efficiente la filiera della produzione e dell’erogazione e per il finanziamento dei programmi nazionali di distribuzione di derrate alimentari alle persone indigenti.

Per far fronte alla crisi di mercato nel settore vitivinicolo conseguente alla pandemia da Covid-19, il Decreto Rilancio stanzia 100 milioni di euro per il 2020, da destinare alle imprese viticole obbligate alla tenuta del Registro telematico che si impegnano alla riduzione volontaria della produzione di uve destinate a vini a denominazione di origine e a indicazione geografica attraverso la pratica della vendemmia verde. La riduzione di produzione di uve da vinificare non può essere inferiore al 20% rispetto al valore medio delle quantità prodotte negli ultimi 5 anni. La drammatica crisi di mercato, dovuta soprattutto al blocco dei canali Horeca, fa registrare livelli elevati di giacenze in cantina. In tale contesto, l’attivazione di una misura volta alla riduzione volontaria delle rese per ettaro appare, secondo il legislatore, la più appropriata. Inoltre, sulle giacenze di prodotto relative alla campagna 2019 si intende attivare una misura di distillazione di crisi rimodulando gli interventi previsti dall’Ocm vino, finanziata con i fondi europei Feaga.

Tra le disposizioni di particolare interesse del settore agricolo, sarà definito inoltre un codice Ateco che rappresenti, nell’ambito agricolo, le nuove pratiche colturali fuori suolo (coltivazioni idroponica e acquaponica), per le quali è necessaria una valorizzazione e promozione. Per quanto riguarda i terreni è previsto poi, con effetto retroattivo per i giudizi non definiti, in caso di esercizio del diritto di prelazione da parte del Coltivatore diretto (vendita di fondo rustico confinante), il versamento del prezzo di acquisto entro il termine di sei mesi (era tre mesi), decorrenti dal trentesimo giorno dall’avvenuta notifica da parte del proprietario, fatta salva diversa pattuizione tra le parti.

Al fine di favorire, infine, l’emersione di prestazioni da lavoro dipendente in agricoltura non denunciate, alle retribuzioni relative alle giornate lavorative denunciate oltre il numero di 182, si applica un’imposta sostituiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e delle addizionali regionale e comunale pari al 10%. Il provvedimento, comunque, resta soggetto a Decreto ministeriale da emanare entro 90 giorni dall’entrata in vigore del Decreto Rilancio.

Alessia Capeccioni