Il mondo non è più quello di ieri. Il multilateralismo regolato ha ceduto il passo a una competizione tra blocchi, dove le autocrazie consolidano il potere e le democrazie cercano nuove forme di coesione.
In questo scenario, l’Europa appare fragile: tra le prime 100 aziende al mondo per capitalizzazione, solo 9 sono europee, contro 59 americane e 13 cinesi. Un dato che non è solo statistico, ma sintomatico di una deriva sistemica che impone una riflessione profonda sul ruolo dell’Unione Europea e dell’Italia nel quadro di una storica alleanza atlantista.
La Fondazione Enpaia ha scelto di non restare spettatrice. Ha deciso di investire nell’economia reale, non come gesto tecnico, ma come atto politico. «Lo abbiamo fatto per sostenere l’occupazione, per migliorare la previdenza, per dare corpo a una visione», afferma Roberto Diacetti, Direttore Generale della Fondazione. E lo ha fatto con precisione chirurgica: BF, Masi Agricola, Granarolo. Tre nomi che non sono solo aziende, ma simboli di una filiera agroalimentare che resiste, innova e genera valore.
Ma Enpaia non si è fermata alla terra. Ha guardato dalla terra oltre i normali orizzonti, investendo in asset strategici capaci di rilanciare il made in Italy nel mondo. Nelle settimane scorse, la Fondazione ha acquisito il 5% del capitale di Novamarin, azienda d’avanguardia nella costruzione di gommoni di lusso. Un gesto che non è solo finanziario, ma culturale: irrobustire l’eccellenza manifatturiera italiana, diversificare il portafoglio previdenziale, costruire ponti tra settori apparentemente distanti ma uniti dalla stessa vocazione alla qualità.
Il secondo asse del Forum Enpaia 2025, svoltosi a Villa Aurelia, ha riguardato proprio l’agricoltura e il welfare agricolo e sociale. In un tempo in cui la terra rischia di essere marginalizzata dalle logiche speculative, Enpaia la riconduce al centro, come presidio di sostenibilità, sicurezza alimentare e coesione territoriale. L’agricoltura non è solo produzione: è infrastruttura democratica, è luogo di lavoro, è spazio di futuro. E in questo spazio, l’Europa deve crescere di più, deve investire meglio, deve tornare a credere nella propria capacità di generare massa critica.
Il terzo asse, quello geopolitico, è il più delicato. Diacetti lo definisce “il quadro del disordine mondiale”. Un passaggio dalla cooperazione alla competizione, dove il capitale diventa strumento di influenza e le imprese diventano attori geopolitici. In questo contesto, la proposta di Enpaia è chiara: defiscalizzare gli investimenti previdenziali nell’economia reale. Non per favorire rendite, ma per orientare il capitale verso obiettivi di interesse nazionale. Una fiscalità intelligente, capace di premiare chi costruisce valore e occupazione.
«Il nostro compito è costruire ponti tra finanza e agricoltura, tra giovani e territori, tra innovazione e tradizione», ha ribadito Diacetti, in una dichiarazione rilasciata a Radiocor – Il Sole 24 Ore, come eco coerente di una visione che non si limita alle parole, ma si traduce in vere e proprie azioni tangibili.
È come ribadire un concetto molto semplice, ma onorevole: Enpaia viene dalla terra, ma non si ferma alla terra. E in un tempo di disordine, sceglie la responsabilità. Non come retorica, ma come architettura del futuro.

