L’agricoltura rappresenta una delle colonne portanti della stabilità economica e sociale dell’Unione Europea, oltre che un patrimonio identitario inestimabile per l’Italia. Non è solo un settore produttivo, ma il motore che garantisce cibo sicuro, presidio dei territori e innovazione. Proprio per questa sua rilevanza strategica, è necessario che le istituzioni ne proteggano la capacità competitiva con una visione pragmatica e lungimirante.
La voce del settore: il “no” al Mercosur e la distanza di Bruxelles
Le grandi mobilitazioni che ci hanno visto protagonisti lo scorso 18 dicembre a Bruxelles, con il Copa a capo della manifestazione, e a gennaio a Strasburgo, sono state convocate con un obiettivo chiaro: opporsi a un accordo Mercosur che consideriamo inaccettabile per i nostri standard di produzione e per la mancanza di una vera reciprocità. Queste piazze hanno evidenziato, però, anche una distanza preoccupante tra la Commissione Europea e la realtà vissuta dagli agricoltori.
L’Italia è stata tra i primi Paesi a denunciare come le posizioni avanzate da Bruxelles fossero lontane dal garantire la sicurezza alimentare e la tenuta delle imprese. La protesta contro il Mercosur è il simbolo di una battaglia più vasta: non possiamo accettare che le nostre aziende siano sacrificate sull’altare di intese commerciali prive di reali garanzie. L’impegno di Confagricoltura continua in questa direzione, per riportare il buonsenso al centro dell’agenda europea.
Il nodo della PAC e il rischio rinazionalizzazione
La nostra critica alla nuova PAC è netta e si fonda su un punto tecnico e politico cruciale: il rischio di una rinazionalizzazione strisciante. Attraverso i Piani Strategici Nazionali, stiamo assistendo alla frammentazione di quella che dovrebbe essere una politica comune in 27 sistemi differenti. Questo indebolisce il Mercato Unico e penalizza la competitività internazionale delle nostre aziende.
Non possiamo accettare un modello che trasforma gli aiuti in meri sussidi ambientali carichi di burocrazia, dimenticando la funzione primaria dell’agricoltura: produrre. La “Food Security” deve essere considerata un pilastro della sovranità europea. Difendere la produttività non significa ignorare la sostenibilità, ma rendere quest’ultima possibile attraverso l’innovazione e la tecnologia, anziché attraverso divieti e ideologie.
India: un’opportunità storica per l’export
Mentre lottiamo per correggere le storture interne, dobbiamo saper guardare alle opportunità globali. La chiusura dei negoziati per l’accordo di libero scambio tra UE e India è una notizia estremamente positiva. Per le imprese di Palazzo della Valle e per tutti i territori, si apre un mercato di oltre 1,4 miliardi di consumatori.
I risultati ottenuti sui dazi sono tangibili:
- Vino: Le tariffe passeranno dall’attuale 150% al 75%, per poi scendere progressivamente fino al 20%.
- Olio d’oliva: Entro cinque anni dall’entrata in vigore dell’accordo, vedremo la cancellazione totale dei dazi (oggi al 45%).
- Succhi di frutta: Un comparto che troverà in India uno sbocco senza precedenti.
Reciprocità e tutela delle eccellenze
L’intesa con Nuova Delhi riflette un principio cardine per Confagricoltura: la reciprocità. Chi esporta in Europa deve rispettare gli stessi standard di produzione e sicurezza alimentare dei nostri agricoltori. Al contempo, siamo riusciti a proteggere i settori più sensibili: carne bovina e di pollo, riso, miele e zucchero sono stati esclusi dalla liberalizzazione, garantendo la stabilità delle nostre filiere.
Parallelamente, il negoziato sulle Indicazioni Geografiche (IG) sarà lo scudo necessario per difendere i nostri prodotti iconici dalle imitazioni. La nostra missione non cambia: presidiare ogni tavolo istituzionale affinché il lavoro degli agricoltori sia riconosciuto per il suo valore strategico, garantendo un futuro di crescita e dignità al Made in Italy.

