Presidente, lei sostiene che la previdenza agricola non è più un comparto “di servizio”, ma un pezzo della politica economica nazionale. Cosa significa concretamente?
Significa riconoscere che gli Enti previdenziali non sono semplici amministratori di contributi, ma investitori istituzionali con una responsabilità sistemica. Enpaia gestisce risorse che, se orientate con visione, possono sostenere filiere strategiche, innovazione tecnologica, competitività delle imprese e stabilità sociale. La previdenza agricola è un’infrastruttura economica: contribuisce alla crescita, alla coesione e alla sicurezza alimentare. È tempo che il Paese la consideri per ciò che è: un attore anche protagonista delle strategie della politica indirizzate allo sviluppo del mondo agricolo e industriale e non solo una comparsa minore dello scenario di un settore residuale.
I risultati economici del 2025 sono molto solidi. Come si trasformano questi numeri in valore per il sistema Paese?
I numeri sono importanti perché certificano la solidità della gestione, ma il vero valore sta nella capacità di trasformare quei risultati in investimenti utili. Abbiamo rafforzato la presenza nell’economia reale, sostenuto imprese agricole innovative, anche rivolgendo il nostro interesse a qualche primaria azienda extra-agricola, come l’apporto specificamente dato al settore della cantieristica navale, valorizzato il patrimonio immobiliare e ampliato la nostra capacità di generare rendimenti stabili. Questo significa più sicurezza per gli iscritti e più risorse per il tessuto produttivo. La previdenza funziona quando, pur sostenendo un forte sentimento fiduciario rispetto all’età che verrà, contribuisce all’alimentazione dei carburatori dello sviluppo economico.
Enpaia ha scelto di investire in agricoltura, innovazione e filiere. È una scelta identitaria o strategica?
È entrambe le cose. Identitaria, perché la nostra storia è legata al mondo agricolo. Strategica, perché l’agricoltura oggi è uno dei settori più esposti alle trasformazioni globali: clima, dazi, tecnologia, sicurezza alimentare. Investire in imprese che innovano, in tecniche di coltivazione resilienti, in biostimolanti naturali, in tecnologie che riducono la chimica significa rafforzare un settore che è cruciale per la stabilità del Paese. Non è un investimento “di settore”: è semmai una risorsa viva, non dormiente, appostata sulla resilienza e sulla crescita del Paese.
Lei chiede al legislatore un allineamento fiscale tra Enti previdenziali e Fondi pensione. Perché è così urgente?
Perché oggi convivono due regimi fiscali diversi per strumenti che hanno la stessa finalità: costruire/integrare una pensione. Questo disallineamento penalizza gli Enti privati e limita la loro capacità di investire in modo ancora più incisivo nell’economia nazionale. Chiediamo una cornice equa, moderna, coerente con gli standard europei. Non è una rivendicazione corporativa: è una richiesta di efficienza del sistema. Se vogliamo che gli investitori istituzionali sostengano la crescita, dobbiamo metterli nelle condizioni di farlo.
Governance, vigilanza, capitale umano, digitalizzazione: la sua relazione parla di una trasformazione profonda. Dove vuole portare Enpaia nei prossimi anni?
Vogliamo costruire una Fondazione capace di competere con i migliori investitori istituzionali europei. Abbiamo aggiornato procedure, regolamenti, sistemi informatici, modelli organizzativi. Abbiamo investito nelle persone e nella qualità dei servizi. Ora serve un sistema di vigilanza più moderno, orientato al rischio, che valorizzi le buone pratiche e prevenga comportamenti distorsivi. Enpaia vuole essere un interlocutore credibile per le istituzioni politiche e per il mondo della produzione. Non chiediamo privilegi: chiediamo regole che riconoscano il ruolo che già svolgiamo.
Le sfide emerse e gli spunti stigmatizzati nel corso di questa intervista non chiudono un ciclo, ne aprono uno nuovo. Enpaia dimostra che la previdenza può essere una leva di sviluppo, non un settore amministrativo. Ora sono le istituzioni a dover creare il varco normativo che consenta a questa energia di diventare politica pubblica. Come ha più volte affermato il Presidente Giorgio Piazza: “ora è il momento di trasformare la previdenza agricola in un asset strategico per la crescita del Paese”.

