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Il PNRR sostiene l’agroalimentare italiano

di Giovanni Mininni – Segretario Generale Flai-Cgil

Il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza riserva un capitolo allo sviluppo di una filiera agroalimentare sostenibile, in grado di migliorare le prestazioni ambientali e la competitività delle aziende agricole.

Il PNRR rappresenta senza dubbio una straordinaria opportunità per il nostro Paese. Non è un caso che la portata delle risorse e degli interventi previsti nel più ampio schema europeo del Green Deal siano stati assimilati al Piano Marshall, forse unico termine di paragone rispetto alla completezza degli obiettivi ed alla poderosa consistenza delle risorse messe a disposizione nel progetto concepito dall’Unione Europea, tradotto in Italia nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il progetto di rilancio posto in essere attraverso il PNRR è articolato, composto di obiettivi generali e Missioni specifiche per la riorganizzazione della Pubblica Amministrazione, l’implementazione delle infrastrutture e della produzione agroindustriale in chiave green, in un’ottica di rafforzamento dell’economia circolare come base per una trasformazione radicale ed ecocompatibile della produzione, per raggiungere l’obiettivo di zero emissioni prefissato dall’UE.

La Missione 2 del PNRR – “Rivoluzione verde e transizione ecologica” – consiste di quattro componenti, due dei quali sono incentrati rispettivamente su economia circolare e agricoltura sostenibile e tutela del territorio e della risorsa idrica. Si tratta di temi che come Flai affrontiamo da anni nella nostra attività quotidiana e sui quali abbiamo sviluppato riflessioni utili ad affrontare, a nostro parere, le sfide che la transizione ecologica impone. Ad esempio sul tema della tutela del territorio e della risorsa idrica riteniamo fondamentale anzitutto rivedere la governance del sistema consortile e ricondurlo ad un’unica gestione statale, pur conservando le articolazioni territoriali per le gestioni di prossimità. Altrettanto importante sarebbe poi che il complesso sistema di opere infrastrutturali sotteso al funzionamento dei Consorzi di bonifica fosse riorganizzato ed implementato, proprio in funzione del ruolo di presidio e tutela della risorsa idrica che i Consorzi svolgono e che negli ultimi vent’anni ha subito profonde modificazioni in virtù dei cambiamenti climatici e dei regimi piovosi. La produzione di energia green ed il rafforzamento del fotovoltaico e dell’idroelettrico trovano nei Consorzi di bonifica strutture già operative, che però hanno necessità di manutenzione ed implementazione delle proprie infrastrutture per poter potenziare questo tipo di produzione.

Per quanto riguarda la tutela del territorio riteniamo fondamentale rafforzare il ruolo degli operai forestali nella loro funzione, prevedendo non solo l’aumento del numero dei lavoratori impiegati ma anche – e finalmente – l’attuazione del Decreto Legislativo 34/2018 meglio noto come Testo unico in materia di foreste e filiere forestali. Non possiamo poi non far menzione del vuoto contrattuale che da un decennio contraddistingue questo settore e per il quale stiamo lavorando al rinnovo del CCNL. Sul tema dell’economia circolare e dell’agricoltura sostenibile il PNRR prevede misure come lo sviluppo della logistica per i settori agroalimentare, pesca e acquacoltura, silvicoltura, floricoltura e vivaismo; l’istituzione di un Parco Agrisolare;  l’innovazione e meccanizzazione nel settore agricolo ed alimentare.

Appare  chiaro dunque che la nostra è una categoria coinvolta in maniera importante sull’attuazione di questi componenti ed è per questo che sottolineiamo la necessità di prevedere un confronto  ed un monitoraggio costanti attraverso tavoli permanenti con i Ministeri competenti e che lo stesso confronto venga attivato anche a livello locale. Se c’è un elemento che è mancato nella stesura del PNRR e che abbiamo sottolineato in maniera chiara è proprio il confronto e la negoziazione preventivi su questi temi. Chiediamo dunque, come CGIL CISl e UIL, di far parte della governance del PNRR in modo attivo e di essere coinvolti in tutte le fasi di sviluppo e monitoraggio in itinere. Così come crediamo sia indispensabile prevedere una rendicontazione “sociale” delle scelte inserite nel Piano, in cui prevedere le ricadute positive e non in termini occupazionali dei cambiamenti e delle riconversioni che il complesso di queste misure determineranno sui lavoratori interessati, che a tutt’oggi manca.