In un’aula magna immersa nel verde di 76 ettari di storia agricola, il giornalismo ha piantato nuove radici. Per la prima volta, un corso di formazione professionale per giornalisti si è svolto in un istituto tecnico agrario: il “Giuseppe Garibaldi” di Roma, il più antico d’Italia, fondato nel 1872. Un luogo che non è solo scuola, ma cittadella rurale, laboratorio di futuro, e da oggi anche palestra di coscienza civile.
“Qui si coltiva la terra, ma anche la coscienza.” Ha riferito il dirigente scolastico Andrea Pontarelli che ha aperto le porte dell’Istituto Garibaldi ai giornalisti, trasformandolo per un giorno in un campo di formazione civile. Il corso “Tutela dei diritti del lavoro in agricoltura”*, promosso da Fondazione ENPAIA, Ordine dei Giornalisti del Lazio, Arga Lazio e Unarga, è stato un evento gratuito, sostenibile, con materiali digitali ma soprattutto con un’anima: quella di chi crede che il giornalismo debba essere presidio, e non solo professione. Pontarelli ha porto anche il saluto del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che ha tracciato il solco: “La scuola è presidio di legalità e dignità del lavoro.” Un messaggio che ha trovato terreno fertile proprio al Garibaldi, dove gli studenti imparano a leggere il paesaggio e a scrivere il futuro. E dove, per la prima volta, il giornalismo ha messo gli stivali e ha camminato tra le vigne e le serre, per capire che il lavoro nei campi non è solo fatica, ma anche diritto.
A dare corpo alla parola “tutela” è stato il Luogotenente Carica Speciale Francesco Coppola, comandante della II Sezione del Reparto Operativo del Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro, sotto la guida del Generale di Brigata Antonio Bandiera. Le sue parole hanno avuto il peso delle zolle sollevate a mano: 64.356 lavoratori controllati nel 2024, 6.801 “in nero”, 840 clandestini. Operazioni che hanno portato a sequestri milionari, arresti, revoche di migliaia di istanze fraudolente. “La legge – ha detto – non è solo codice, è argine contro la disumanità.” E il giornalismo, in questo contesto, è chiamato a essere sentinella, non spettatore.
In un messaggio ai giornalisti partecipanti, Giorgio Piazza presidente della Fondazione Enpaia, ha ricordato che “la previdenza agricola è un asset strategico dell’economia reale italiana”. Un sistema che protegge, accompagna, innova. Francesco Gagliardi, responsabile comunicazione, ha parlato di Enpaia come “casa della previdenza agricola”, un luogo dove il welfare non è burocrazia, ma dignità. Giuseppe Peleggi, direttore studi e ricerche, ha spinto lo sguardo oltre i confini, raccontando come i dazi siano tornati a essere leve strategiche, sintomi di una globalizzazione in affanno. “Il commercio – ha detto – è diventato una partita a scacchi dove tutti rischiano di perdere il re.”
Massimo Fiorio, in quota al Ministero del Lavoro nel CdA Enpaia, ha ricordato il valore dell’agricoltura sociale, a dieci anni dalla legge 141/2015. “Le fattorie sociali – ha detto – sono diventate luoghi di cura, inclusione, riabilitazione. Dove la zappa diventa strumento di dignità.” Un welfare che nasce dalla terra e rigenera i territori. E che il giornalismo deve raccontare non come folklore, ma come presidio di comunità.
Il corso ha avuto anche un forte accento deontologico. Si è parlato di Carta di Roma, Carta dei Doveri, Carta di Treviso. Di come il giornalismo debba raccontare il lavoro nei campi senza spettacolarizzazioni, ma con rispetto, verità, equilibrio. Di come la narrazione possa essere strumento di giustizia. “Informare è dare voce agli sfruttati, non solo ai potenti” – è stato detto. E in questo, il giornalismo agricolo diventa giornalismo sociale, istituzionale, etico.
L’Istituto Garibaldi, con i suoi laboratori, il caseificio, il frantoio, le serre e il museo delle macchine agricole, ha offerto agli studenti la possibilità di creare un ponte tra scuola e realtà, tra formazione e responsabilità. “Questo corso – ha detto il preside Pontarelli – è un’occasione per i ragazzi di confrontarsi con la realtà che li aspetta. Perché la terra non è solo mestiere, è cittadinanza.”
Il 16 ottobre non è stato solo un giorno di aggiornamento professionale per i giornalisti. È stato un giorno in cui le parole hanno scavato come aratri, per seminare consapevolezza; ha dimostrato che l’agricoltura non è solo produzione, ma presidio di civiltà. E che il giornalismo, quando si “sporca le mani”, può diventare seme di cambiamento.
*L’evento è stato inserito tra le iniziative di rilievo culturale della più ampia manifestazione itinerante: “Festival CEREALIA 2025 – 15^ edizione” che gode del riconoscimento della medaglia del Presidente della Repubblica.

