Roma – Secondo la definizione internazionale più condivisa — quella che la FAO utilizza come riferimento — un sistema agricolo è sostenibile quando riesce a “produrre cibo, tutelare le risorse naturali, garantire reddito e diritti, resistere agli shock climatici e coinvolgere le comunità nelle decisioni”.
La sostenibilità riguarda “sistemi colturali e zootecnici in grado di mantenere la capacità produttiva nel lungo periodo, riducendo gli impatti ambientali e garantendo equità sociale e redditività economica”. In altre parole, è un equilibrio delicato: un campo che deve continuare a dare frutti senza consumare il terreno sotto i piedi di chi lo coltiva. Dentro questa cornice convivono tre approcci che, pur diversi, si completano come strumenti di un’unica orchestra:
- l’agricoltura biologica, che riduce drasticamente l’uso di fitofarmaci e fertilizzanti di sintesi;
- l’agroecologia, che intreccia saperi tradizionali e conoscenze scientifiche;
- l’agricoltura di precisione, che usa tecnologie digitali per dosare acqua, nutrienti ed energia con la stessa accuratezza di un artigiano.
Sono tre strade che portano allo stesso orizzonte: un’agricoltura capace di produrre senza impoverire, di innovare senza snaturare, di crescere senza lasciare indietro nessuno.
È in questo scenario che si inserisce anche il percorso della Fondazione Enpaia, che ha presentato il suo primo Bilancio Sociale il 23 marzo alla LUISS di Roma, segnando un passaggio culturale importante: raccontare la sostenibilità non solo come un insieme di dati, ma come un impegno pubblico, trasparente, misurabile. Proviamo ad esplorare come questa bussola chiamata: “sostenibilità”, orienti oggi il sistema agricolo italiano, tra potenzialità, fragilità e trasformazioni profonde.
Il Belpaese è un mosaico di campi; l’Italia agricola è come paesaggio in movimento. L’agricoltura italiana assomiglia a un mosaico antico: ogni tessera ha una forma diversa, un colore proprio, una storia che non coincide mai con quella accanto. È un paesaggio fatto di piccoli appezzamenti familiari, di aziende specializzate che esportano nel mondo, di colline vitate e pianure dove la produttività corre veloce. Il sistema agricolo italiano è caratterizzato da una forte eterogeneità territoriale, e questa diversità è la sua forza più antica e, allo stesso tempo, la sua sfida più moderna.
La frammentazione fondiaria, spesso vista come un limite, è anche ciò che ha preservato la ricchezza paesaggistica e la resilienza ecologica di molti territori. Ogni campo è un microcosmo, ogni azienda un laboratorio di adattamento. Accanto a questa pluralità, l’Italia custodisce un patrimonio unico: DOP, IGP, produzioni tipiche, filiere di qualità, che trasformano il cibo in cultura e il territorio in identità.
Negli ultimi anni — e i dati aggiornati al 2024 lo confermano — l’agricoltura biologica ha continuato a espandersi, diventando una delle colonne portanti della sostenibilità nazionale. È un’Italia agricola che cambia senza perdere sé stessa, che innova senza cancellare le radici, che si muove come un paesaggio vivo, in continua trasformazione.
Per capire davvero come sta l’agricoltura italiana, servono strumenti che assomigliano più a un cruscotto di bordo che a un semplice foglio di calcolo. Una sorta di termometro verde che aiuta a misura la salute dei nostri campi. La sostenibilità, infatti, non si misura con un solo indicatore: è un insieme di segnali che, letti insieme, raccontano la direzione del viaggio. Il documento sul Bilancio Sociale individua quattro indicatori chiave:
- la crescita della superficie biologica, che negli ultimi dieci anni ha quasi raddoppiato la sua estensione;
- le emissioni di gas serra del settore agricolo, in calo moderato ma costante;
- il consumo di suolo, che continua a sottrarre terreno fertile;
- la biodiversità agricola, monitorata attraverso il Farmland Bird Index*, un vero e proprio “coro naturale” che negli anni si è assottigliato.
Sono numeri che parlano, ma soprattutto che orientano. E mentre il primo Bilancio Sociale di Enpaia ha reso questi orientamenti parte di un racconto pubblico, il quadro che emerge è quello di un’agricoltura che sta cambiando passo, ma che deve ancora trovare un equilibrio stabile tra produttività, tutela ambientale e qualità della vita nelle aree rurali.
C’è, però, un’onda lunga che attraversa l’agricoltura italiana: è la crescita del biologico. Non fa rumore, non crea fratture, ma avanza con la costanza delle maree che, giorno dopo giorno, ridisegnano la linea della costa. Dai 1,1 milioni di ettari del 2010 ai 2,45 milioni del 2023, con un valore indicativo di oltre 2,3 milioni di ettari nel 2022. Il biologico, infatti, cresce come una marea e scatta la foto di un’Italia che raddoppia le superfici pulite.
Questa espansione non è solo una scelta produttiva: è un segnale culturale.
Significa che sempre più aziende scelgono di ridurre l’uso di fitofarmaci, di investire in fertilità naturale, di rispondere a una domanda sociale crescente di cibo sano e tracciabile. Il biologico, oggi, è una delle leve più solide della transizione ecologica. E mentre i dati aggiornati al 31 dicembre 2024 confermano la tenuta del settore, l’Italia continua a essere tra i Paesi europei con la maggiore estensione di superfici certificate. Un vero e proprio virtuosismo rurale.
Ogni settore economico ha un suo “respiro”, e quello dell’agricoltura è fatto soprattutto di metano e protossido di azoto, due gas che pesano molto sul clima. Negli ultimi trent’anni, però, questo respiro è diventato più leggero. Secondo i dati ISPRA, le emissioni agricole sono passate da 37,7 Mt CO₂-eq nel 1990 a 32,7 Mt nel 2021, con una riduzione di poco superiore al 13%. Un progresso reale, ma più lento rispetto ad altri comparti.
La sfida sostenibile, oggi, è duplice: A) ridurre ulteriormente le emissioni senza compromettere la produttività; B) accompagnare le aziende verso tecniche più efficienti, dalla gestione delle deiezioni zootecniche all’uso mirato dei fertilizzanti. È un percorso che richiede innovazione, formazione, consulenza tecnica. E che trova nella PAC 2023–2027 e negli eco-schemi strumenti concreti per accelerare la transizione. Per usare una metafora potremmo parlare del respiro dell’agricoltura che si distignue con emissioni che scendono e con sfide che restano.
Il suolo è una risorsa che si rigenera in secoli, ma che può essere persa in pochi mesi. Ogni volta che un terreno agricolo viene impermeabilizzato, è come se una pagina del futuro venisse strappata dal libro del Paese. I dati ISPRA riportati nel Bilancio Sociale di Fondazione Enpaia parlano chiaro: 68,7 km² di nuove superfici artificiali all’anno nella media 2012–2022; 77 km² nel 2022; 72,5 km² nel 2023. Si tratta di valori nell’ordine delle decine di chilometri quadrati all’anno: numeri che possono sembrare contenuti, ma che rappresentano una perdita irreversibile di suolo fertile. La terra che scompare racconta il consumo di suolo come un’erosione silenziosa che colpisce soprattutto le pianure e le aree periurbane, dove l’agricoltura è più produttiva e il suolo più prezioso.
Il consumo di suolo non è solo una questione ambientale: è un tema economico, sociale, culturale.
Significa perdere capacità produttiva, ridurre la resilienza idrogeologica, frammentare ulteriormente il territorio.
La biodiversità agricola è, poi, come un coro: quando le voci si assottigliano, significa che qualcosa non funziona più. Il Farmland Bird Index* — l’indicatore che misura l’andamento degli uccelli comuni delle aree agricole — racconta una storia preoccupante. Le popolazioni delle specie tipiche dei paesaggi agricoli sono in calo, con diminuzioni particolarmente marcate nelle pianure più intensamente coltivate. Gli uccelli sono sentinelle: quando scompaiono loro, significa che gli habitat stanno cambiando troppo in fretta.
La perdita di biodiversità non è mai un fenomeno isolato: è il risultato combinato di consumo di suolo, semplificazione colturale, uso di fitofarmaci, riduzione degli spazi naturali.
Invertire la rotta richiede politiche integrate, agricoltura più diversificata, infrastrutture ecologiche, siepi, fasce tampone, rotazioni più ricche. Nonostante i progressi, la sostenibilità agricola italiana presenta ancora diverse fragilità. Il Bilancio Sociale di Fondazione Enpaia lo dice con chiarezza: “la sostenibilità agricola italiana presenta alcune criticità strutturali”. Ne abbiamo individuato cinque che elenchiamo di seguito:
- frammentazione aziendale, che limita le economie di scala;
- ricambio generazionale incompleto, che rallenta l’innovazione;
- consumo di suolo persistente, che sottrae superfici agricole di pregio;
- declino della biodiversità, segnalato dal Farmland Bird Index;
- forti differenze territoriali, che creano un’Italia agricola a velocità diverse.
Accanto a queste crepe, però, ci sono anche leve importanti: la crescita del biologico, come già detto; l’agricoltura di precisione, le filiere corte, i prodotti certificati, gli strumenti della PAC. La sostenibilità, oggi, non è un traguardo: ma deve essere considerata una transizione. Un processo dinamico, che richiede visione, accompagnamento, investimenti e una governance capace di tenere insieme ambiente, economia e comunità rurali. Dobbiamo essere capaci di convivere con fragilità antiche e nuove sfide. Ecco una maniera per dare congruenza al significato di “sostenibilità”: gestire il cambiamento.
Nel prossimo servizio apriremo un nuovo fronte del nostro viaggio: la previdenza e l’assistenza in Europa, dall’Italia ai modelli anglosassoni, passando per Austria, Francia, Germania, Grecia e Spagna. Un percorso comparato che aiuta a capire dove siamo posizionati come Paese e dove possiamo andare. Restate, quindi, connessi con Previdenza Agricola perché il racconto continua.
- Il Farmland Bird Index (FBI) è uno degli indicatori più importanti utilizzati in Europa — e quindi anche nel Bilancio Sociale — per misurare la sostenibilità ambientale dell’agricoltura. In sintesi: è un “termometro ecologico” che misura lo stato di salute delle campagne attraverso l’andamento delle popolazioni di uccelli tipici degli ambienti agricoli.
È possibile rivedere l’intero evento della presentazione del bilancio sociale di Fondazione ENPAIA a questo link: https://youtu.be/aQGIGO1xunA

