Nel cuore della Capitanata, dove il lavoro agricolo è insieme risorsa e responsabilità, si è svolta una tappa importante del percorso formativo promosso da Fondazione Enpaia: il 6 novembre 2025, presso l’Aula Magna del Dipartimento DAFNE dell’Università di Foggia, il giornalismo ha scelto di entrare in campo. Non per osservare da lontano, ma per tessere relazioni, visioni e diritti. L’incontro non è stato solo un corso, ma una lezione civile, un laboratorio di consapevolezza.
Il sapere agrario, come ha ricordato il professor Agostino Sevi, direttore del DAFNE, non può limitarsi alla didattica tecnica. Deve diventare presidio di coscienza, capace di formare cittadini prima ancora che professionisti. L’università, in questa visione, si configura come spazio di rigenerazione etica, dove la terra non è solo oggetto di studio, ma soggetto di responsabilità.
La formazione giornalistica, in questo contesto, assume un ruolo strategico. Maurizio Marangelli, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Puglia, ha definito la formazione continua come pilastro invisibile della credibilità professionale. Andrea Tedeschi, consigliere dell’Ordine e responsabile della formazione, ha rilanciato il principio “formarsi per informare”, sottolineando che ogni aggiornamento è una scelta di rigore e di cura, un atto di manutenzione della postura etica del cronista. Vito Fatiguso, segretario di Assostampa Puglia, ha evocato il sindacato come cammino condiviso, luogo di sostegno e coesione, antidoto alla solitudine professionale. Michele Peragine, presidente AGAP Puglia – UNARGA, ha portato la voce del giornalismo che conosce il territorio, ricordando che il cronista agricolo è sentinella e interprete, capace di dare voce a chi lavora, a chi resiste, a chi innova.
Il dibattito si è poi radicato nella terra, dove le sfide sono concrete e urgenti. Colomba Mongiello ha denunciato il caporalato come sistema di controllo e intimidazione, con un impatto economico negativo di decine di miliardi di euro. “La legalità, ha affermato, non è un principio astratto: è il primo diritto di chi lavora”. Francesca Stella, responsabile immigrazione della CGIL Capitanata, ha riportato che il 47,2% delle aziende agricole ispezionate risulta irregolare. Ha parlato di intermediazione illecita. Ma ha anche rilanciato una visione: un prodotto etico è un prodotto che racconta una filiera senza paura, che restituisce dignità a chi lo ha reso possibile.
Pietro Buongiorno, Segretario Generale UILA Puglia, ha dato forma operativa alla visione etica. Ha rilanciato strumenti concreti come la Rete del Lavoro Agricolo di Qualità, i protocolli territoriali, la necessità di una gestione regolare della manodopera. “Dignità in campo, contro ogni sfruttamento” non è uno slogan, ma una sintesi potente di un impegno quotidiano. La tracciabilità, ha ricordato, non riguarda solo i prodotti, ma i diritti. Ogni raccolto deve riflettere una scelta di civiltà.
Nel cuore delle relazioni, in un messaggio ai partecipanti al corso di formazione, il presidente Giorgio Piazza ha delineato la visione strategica di Fondazione Enpaia: “Coltivare il futuro” non è uno slogan, ma una responsabilità. Significa costruire ponti tra informazione, istituzioni e filiere produttive, per raccontare con rigore e passione le sfide del settore. Enpaia si conferma così non solo ente previdenziale, ma tessitore di alleanze, custode di dignità, laboratorio di futuro.
Massimo Fiorio, componente del CdA Enpaia, ha dato profondità a questa visione, definendo l’agricoltura sociale “un laboratorio di welfare generativo. Le aziende agricole, in questa prospettiva, diventano presìdi civili, capaci di accogliere, includere, restituire dignità. La terra non è solo fonte di reddito, ma spazio di cura, reinserimento, coesione. Un’agricoltura che non si limita a produrre, ma che educa, protegge, rigenera”.
Giuseppe Peleggi, responsabile della Direzione Studi Enpaia, ha portato lo sguardo verso il futuro, esplorando le trasformazioni del lavoro agricolo alla luce dell’intelligenza artificiale. “La tecnologia, ha riferito, se guidata da etica e visione, può diventare alleata del settore primario. Non una sostituzione, ma un potenziamento: un modo per rendere il lavoro più sicuro, tracciabile, sostenibile. L’agricoltura può innovare senza perdere la propria anima”.
Francesco Gagliardi, responsabile della comunicazione Enpaia e direttore responsabile di Previdenza Agricola, ha presentato i servizi dell’ente come un unicum nel panorama italiano e internazionale ed ha ricordato, che la disseminazione delle informazioni “non è solo trasmissione di dati, ma costruzione di fiducia, ponte tra mondi, strumento di trasparenza”.
Il corso di Foggia ha ribadito che il giornalismo agricolo non è una nicchia, ma una frontiera etica. Ha mostrato che raccontare il lavoro significa scegliere da che parte stare. Ha indicato che la terra, se ascoltata, restituisce verità.
E ora, il raccolto civile chiede continuità. Chiede cronisti che sappiano camminare tra i campi e le leggi, tra i dati e le storie. Chiede alleanze, visione, coraggio. Perché il futuro non si prevede. Si coltiva.

