La digitalizzazione non è solo uno strumento: è la mente che può governare il corpo idrico del Paese. È il principio guida della visione espressa da Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI, intervenuto durante ECOMONDO nel corso del dibattito sulla gestione resiliente delle risorse idriche in agricoltura. Secondo Gargano, solo un’infrastruttura intelligente, capace di raccogliere dati e anticipare scenari, può affrontare l’emergenza idrica che oggi non risparmia più nessuna regione italiana.
Il cuore della proposta è il “Piano Invasi”, una strategia nazionale che va ben oltre il semplice approvvigionamento agricolo. Costruito con la stessa complessità e lungimiranza di un piano energetico o urbanistico, il Piano è oggi pronto e conta centinaia di progetti. Questi invasi sono strutture multifunzionali pensate per la difesa del territorio. La maggior parte è concepita senza cemento, per ricaricare le falde acquifere, contrastare la risalita del cuneo salino e contribuire alla mitigazione della subsidenza. L’acqua immagazzinata è destinata anche all’uso anti-incendio, al potabile (una volta trattata) e alla produzione di energia tramite fotovoltaico e idroelettrico.
La vera trasformazione, tuttavia, risiede nel rendere questa rete “intelligente”. È qui che entra in gioco la digitalizzazione: l’obiettivo è trasformare gli invasi in un “contenitore di intelligenze” basato su dati e analisi predittive, capaci di monitorare l’intera rete, gestendo e anticipando piene e magre, rotture degli argini e persino furti d’acqua.
Due aneddoti hanno reso tangibile la gravità della crisi: il primo, relativo a un grande consorzio ortofrutticolo in Trentino, ha dipinto uno scenario preoccupante. Entro pochi anni, la mancanza d’acqua potrebbe portare alla produzione di mele “bruttissime”, avvizzite e acerbe. A peggiorare il quadro, la siccità priverebbe gli impianti sciistici della neve artificiale, costringendo metaforicamente gli sciatori a raccogliere i frutti invendibili: un’immagine potente che unisce agricoltura e turismo sotto lo stesso cielo arido. Il secondo episodio ha sottolineato come la crisi climatica stia trasformando l’Italia intera in un territorio “nuovo a queste vicende”, rendendo urgente un protagonismo proattivo nella gestione delle risorse.
“Ce lo certifica anche il Sole 24 Ore,” ha sottolineato Gargano, riferendosi al riconoscimento che vede ANBI come l’ente più performante nell’applicazione dei fondi PNRR. Un marchio di credibilità che dà forza a un progetto concreto, con obiettivi misurabili: “A giugno 2026 avremo risparmiato un miliardo e mezzo di metri cubi d’acqua e lo potremo mettere a disposizione di una coesione fra utenze,” ha affermato. L’intervento si è concluso con un forte appello a chiudere una “visione insieme, nazionale” con tutti gli attori, compresi i partner tecnologici come Almaviva.
Il modello proposto da ANBI è anche una risposta all’eccessiva cementificazione del suolo agricolo, stimata in 10.000 metri quadrati ogni ora. Un ritmo che non costruisce, ma consuma: come un metronomo del dissesto, scandisce la perdita di suolo fertile, indebolisce le aree interne e rende più fragile l’intera costa italiana.

