Verona – Il corso di formazione per giornalisti organizzato dall’Ordine dei Giornalisti del Veneto, su ispirazione della Fondazione Enpaia e con la collaborazione di Arga Veneto – Unarga e Veronafiere, ha offerto una lente nitida su un’agricoltura che non assomiglia più a quella di qualche anno fa. Come ha ricordato Giorgio Piazza, presidente di Fondazione Enpaia: “il settore sta vivendo trasformazioni profonde, segnate dall’aumento dei costi, dalle tensioni geopolitiche e da mercati sempre più instabili”. Fin dall’inizio è apparso chiaro che l’agricoltura italiana non può più essere letta solo con categorie interne: le decisioni prese a Washington o a Pechino hanno iniziato a muovere l’aria nei campi veneti come correnti lontane che, pur invisibili, cambiano la direzione delle stagioni.
L’annuncio del presidente Trump di voler portare i dazi al 15%, subito dopo la decisione della Corte Suprema americana, ha rappresentato un nuovo spartiacque: “un ritorno al protezionismo — secondo Giorgio Piazza — che rischia di ridisegnare i flussi commerciali e di comprimere ulteriormente i margini di chi produce”.
Dazi: il ritorno del pedaggio globale. Giuseppe Peleggi, responsabile della direzione studi, ricerche e rilevazioni statistiche della Fondazione, ha ricordato che i dazi sono “il tappo che qualcuno vuole rimettere sulla bottiglia del libero scambio”. Un’immagine che restituisce bene la tensione del momento. Il rialzo americano non è solo un’aliquota: è un segnale politico che rischia di spostare flussi, alterare prezzi, comprimere i margini di chi produce. E per i giornalisti, la sfida è raccontare come queste onde lunghe si infrangono sulle aziende agricole italiane, già provate da costi crescenti e da una filiera che distribuisce il valore in modo sempre più asimmetrico. La storia, del resto, insegna: i dazi sono tornati ciclicamente come strumenti di potere più che di economia. E oggi, come ieri, rischiano di trasformare il commercio in una partita a scacchi dove ogni mossa ha conseguenze globali.
Caporalato: la ferita che continua a bruciare. Se i dazi sono la pressione che arriva dall’esterno, il caporalato è la ferita interna che continua a sanguinare. Il Tenente Colonnello Umberto Geri, comandante del Gruppo Carabinieri Tutela del Lavoro di Venezia, ha portato numeri che non lasciano spazio a interpretazioni: “nel 2025, in Veneto, 1.314 accessi ispettivi, 261 sospensioni di attività, 267 lavoratori in nero, 103 sfruttati in condizioni di caporalato”. Una realtà che impone al giornalista un equilibrio difficile: raccontare senza spettacolarizzare, denunciare senza deformare, restituire dignità a chi lavora senza voce. E soprattutto ricordare che dietro ogni numero c’è una storia, spesso una storia di bisogno, di migrazione, di vulnerabilità.
Bonifica veneta: l’infrastruttura che non si vede ma che tiene tutto in piedi. Fabrizio Stelluto — intervenuto anche in qualità di consigliere dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto, ente promotore del corso — ha ricordato che “l’agricoltura veneta vive grazie a una rete idraulica di 26.000 km, un sistema di bonifica che protegge oltre 1,1 milioni di ettari. È una sorta di scheletro sommerso, un’infrastruttura che non compare nei titoli ma che permette alla regione di produrre quasi 8 miliardi di valore agricolo e di sostenere una Dop economy da 5 miliardi”. La bonifica è la condizione materiale che rende possibile la qualità. Senza acqua, senza sicurezza idraulica, senza manutenzione costante, nessuna eccellenza potrebbe sopravvivere. Eppure, proprio perché invisibile, è spesso ignorata dal racconto mediatico.
AI e agricoltura 4.0: l’intelligenza che non ha coscienza. Sull’argomento è tornato Giuseppe Peleggi che ha aperto la finestra sul futuro: sensori, 5G, robotica, algoritmi che dialogano con le macchine. L’agricoltore telematico — quello che “dialoga con i satelliti, ottimizza gli input e interpreta dati complessi” — è già realtà. Ma la tecnologia, ha avvertito, “separa l’intelligenza dalla coscienza”, e questo impone nuove responsabilità a chi racconta l’innovazione. L’AI può ottimizzare, prevedere, correggere, ma non può sostituire la responsabilità umana. E il giornalista deve saper distinguere tra progresso e mito, tra innovazione e narrazione.
Agricoltura sociale: la frontiera del welfare rurale. Massimo Fiorio, componente del CDA di Fondazione in quota al Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale ha ricordato che la legge 141/2015 ha trasformato molte aziende agricole in luoghi di inclusione, accoglienza e reinserimento. Un modello che unisce produzione e welfare territoriale e che rappresenta una delle risposte più avanzate alla fragilità sociale nelle aree rurali. Raccontare l’agricoltura significa anche raccontare queste esperienze, che spesso restano ai margini del dibattito pubblico.
In apertura dei lavori, dopo i saluti dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto, è intervenuto Pietro Trincanato, in rappresentanza del Consiglio comunale di Verona. Ha porto i saluti del sindaco Damiano Tommasi e richiamato l’impegno della città nel sostenere momenti di confronto pubblico capaci di elevare la qualità del dibattito. Ha sottolineato come iniziative come quella promossa dall’Ordine dei Giornalisti del Veneto — su ispirazione della Fondazione Enpaia — rappresentino un tassello essenziale per leggere insieme le trasformazioni dell’agricoltura, intrecciando economia, legalità, innovazione e responsabilità ambientale. Trincanato ha ricordato che anche il territorio veronese vive fragilità strutturali: consumo di suolo, frammentazione territoriale, riduzione della permeabilità, aumento del ruscellamento e vulnerabilità idraulica, fenomeni che incidono sulla sicurezza delle comunità e sulla qualità delle produzioni. “Quando giornalisti, istituzioni e forze dell’ordine si incontrano per interpretare questi processi — ha affermato — si costruisce consapevolezza e si rafforza la capacità collettiva di leggere un’agricoltura che cambia, senza perdere di vista il valore del territorio”. Un intervento che ha intrecciato l’impegno civico con l’anima stessa della giornata formativa.
La giornata di formazione di Verona ha mostrato un settore che si muove su più livelli, intrecciati come fili di una stessa trama. Dal quadro complessivo emerge un’agricoltura che vive su più fronti. Sul fronte globale, i dazi americani e le tensioni geopolitiche hanno riportato il commercio internazionale in una fase di incertezza, con effetti immediati sulle filiere europee. Sul fronte nazionale, la lotta al caporalato ha confermato che lo sfruttamento non è un residuo del passato, ma una minaccia attuale che richiede vigilanza costante. Sul fronte territoriale, la bonifica veneta ha ricordato che la qualità nasce da infrastrutture solide, spesso invisibili, che garantiscono sicurezza idraulica e stabilità produttiva. Sul fronte tecnologico, l’intelligenza artificiale ha aperto scenari nuovi, promettenti e inquieti allo stesso tempo, che richiedono competenza e responsabilità. Sul fronte sociale, l’agricoltura ha mostrato la sua capacità di essere welfare, comunità, inclusione.
Un mosaico complesso che chiede al giornalista non solo competenza, ma una visione più lunga e una capacità critica, con una narrazione che tenga insieme economia, diritti, territorio e futuro.

