Roma – Questo secondo servizio, dopo le due interviste già realizzate al presidente Giorgio Piazza e al direttore generale Roberto Diacetti, segue il primo capitolo su come “comunicare la legalità”. Racconta come l’Europa sta ridisegnando il proprio futuro tra transizioni tecnologiche, crisi globali, nuove alleanze, energia strategica e una riscoperta centrale dell’agricoltura e dell’economia sociale.
Il treno del futuro, ormai è chiaro, corre su un binario solo. Per anni abbiamo immaginato la twin transition come due strade parallele: una digitale, l’altra verde. Ma la verità è che il futuro europeo non viaggia su due binari: viaggia su uno solo, dove tecnologia e sostenibilità sono le due rotaie che devono restare perfettamente allineate. L’intelligenza artificiale accelera, il clima rallenta, e l’Europa si trova a dover guidare un convoglio che non può permettersi deragliamenti. Per farlo serve una cosa semplice e difficilissima: formare le persone, riqualificarle, accompagnarle. È qui che entra in gioco il Patto delle Competenze*: la bussola che aggiorna le mappe prima di affrontare territori nuovi.
La globalizzazione si ritira come una marea. Negli ultimi anni il mondo ha iniziato a chiudersi.
Il Fondo Monetario Internazionale lo dice chiaramente: più dazi, più barriere, più diffidenze. La globalizzazione, che per decenni era sembrata un oceano aperto, oggi si ritira come una marea lasciando scoperte fragilità che non vedevamo più. Gli Stati Uniti alzano muri commerciali, la Cina consolida la sua influenza, l’Europa cerca un equilibrio in un paesaggio che cambia forma. Il commercio mondiale non è più un’autostrada: è un labirinto.
Dal mondo al quartiere racconta l’immagine del ritorno alle alleanze di prossimità. La guerra in Ucraina ha accelerato un processo già in corso: il passaggio dal multilateralismo al regionalismo.
Se prima il mondo cercava grandi accordi globali, oggi preferisce piccole alleanze tra Paesi che si fidano l’uno dell’altro. È come se la geopolitica avesse capito che, in tempi incerti, è meglio avere accanto un vicino affidabile che un partner lontano. Il Fondo Monetario consiglia prudenza: attenzione a non frantumare il sistema. Ma la tendenza è chiara; il mondo si sta riorganizzando in cerchi concentrici, non più in un’unica piazza globale.
L’energia come nuovo ossigeno dell’Europa. La pandemia e la guerra hanno mostrato quanto l’energia sia diventata il vero ossigeno delle economie. Quando il gas russo è venuto meno, l’Europa ha dovuto ripensare tutto: fornitori, infrastrutture, strategie. È stato come scoprire che la casa in cui vivi ha fondamenta fragili proprio mentre arriva una tempesta. Il Green Deal non è più solo un progetto ecologico: è una questione di sicurezza nazionale, di autonomia, di sopravvivenza industriale.
Cibo e agricoltura. La prima linea della sicurezza del pianeta: “A peste, fame et bello, libera nos Domine”. Questa antica invocazione sembra scritta per il nostro tempo: pandemie, guerre, crisi alimentari, eventi climatici estremi. La popolazione mondiale cresce come mai nella storia: ci sono voluti centomila anni per arrivare al primo miliardo, e solo due secoli per aggiungerne altri sette.
La domanda è semplice e gigantesca: come sfameremo 10 miliardi di persone senza distruggere ciò che resta del pianeta? La risposta non è malthusiana. La risposta è tecnologica, agricola, sociale: innovazione nei campi, resilienza climatica, tutela per chi produce cibo, formazione per i giovani, protezione mutualistica per chi lavora nella terra. L’agricoltura non è un settore: è la cintura di sicurezza dell’umanità.
L’economia sociale diventa la nuova rete che tiene insieme le comunità. L’Europa sta ridisegnando i confini dell’economia sociale. Cooperative, fondazioni, associazioni, imprese sociali: non più “mondo a parte”, ma ingranaggi della politica industriale. In un mondo che cambia così velocemente, servono organizzazioni capaci di produrre valore economico e allo stesso tempo valore sociale. Sono loro che costruiscono fiducia, coesione, servizi di prossimità. Sono loro che trasformano i territori in comunità.
Il Piano nazionale per l’Economia Sociale diventa la nuova bussola italiana. L’Italia, con la Legge 141/2015, ha assunto un ruolo guida in Europa, offrendo un modello normativo chiaro e completo per l’agricoltura sociale che ha ispirato altri Paesi della UE. E nel 2025, a dieci anni dalla richiamata legge 141, il nostro Paese ha pubblicato il suo primo Piano nazionale per l’Economia Sociale.
È una mappa che riconosce ufficialmente il peso di un settore che vale oltre il 10% del PIL. E soprattutto è un invito a fare sistema: Stato, territori, reti associative, imprese. L’obiettivo è chiaro: creare un ecosistema che renda l’economia sociale un motore stabile di sviluppo, innovazione e coesione. In questo quadro, il Bilancio Sociale di Enpaia non è solo un documento: è una finestra aperta sulla responsabilità, un modo per mostrare come la previdenza agricola contribuisce alla sostenibilità del Paese. Il viaggio, quindi, continua in questa direzione.
Questo nuovo capitolo racconta un percorso che accompagnerà il lettore dentro ogni sezione del Bilancio Sociale della Fondazione con un linguaggio molto semplice, agevolato da metafore riconducibili ad immagini facilmente riconoscibili e che farà ricorso ad una narrazione fluida e continua. Capitolo dopo capitolo, cercheremo di costruire una mappa che permetta a chiunque — non solo agli addetti ai lavori — di apprezzare e riconoscere il valore del lavoro svolto dalla Fondazione.
* Pact for Skills. Un’iniziativa ufficiale della Commissione europea, lanciata nel 2020

