Nel cuore della pianura ferrarese, BF International riunisce Istituzioni italiane, del Congo, dell’Algeria, del Ghana, di Mauritania e Senegal per una giornata che segna un passaggio politico decisivo del Piano Mattei per l’Africa. In questo scenario, la Fondazione Enpaia porta la visione del Direttore Generale Roberto Diacetti: trasformare la tutela del lavoro agricolo nella prima infrastruttura umana del mondo.
Jolanda di Savoia 16 luglio 2026 – A Jolanda di Savoia, dove la terra sembra disegnata per accogliere il futuro, si è svolto un incontro che ha superato i confini della tecnica per entrare nel territorio della visione. BF International ha riunito istituzioni italiane, attori della cooperazione, rappresentanti del mondo agricolo e della finanza dello sviluppo, in una giornata che ha assunto il valore di una bilaterale strategica con il Congo, ma allargata anche alle rappresentanze diplomatiche di Algeria, Costa D’Avorio, Ghana, Mauritania e Senegal. In questo mosaico di interventi, la Fondazione Enpaia ha portato una voce che parla di architettura sociale, di stabilità, di dignità.
Roberto Diacetti, Direttore Generale della Fondazione, ha aperto il suo intervento con una dichiarazione che ha immediatamente definito il perimetro della sua visione: “Mettere in sicurezza il lavoro agricolo significa trasformare il potenziale in stabilità, dignità e futuro condiviso.” Una frase che ha risuonato come una chiave di lettura dell’intero Piano Mattei, perché sposta l’attenzione dalle opere fisiche alle infrastrutture umane, da ciò che si costruisce sul terreno a ciò che si costruisce nelle vite delle persone.
Diacetti ha richiamato quello che definisce il Paradosso Africano: un continente che possiede il 65% della terra coltivabile globale, ma dove milioni di lavoratori agricoli operano senza protezione sociale. “Proteggere chi coltiva il futuro non è un accessorio,” ha affermato, “è la condizione per trasformare la ricchezza naturale in stabilità sociale.” Le sue parole hanno dato forma a un concetto che fino a oggi non aveva un nome: la tutela come infrastruttura.
Il modello Enpaia, presentato come contributo italiano al Piano Mattei, introduce un sistema di tutele transfrontaliere che comprende indennità giornaliere, risarcimenti basati su un rigoroso sistema tabellare e vitalizi reversibili per garantire continuità al reddito familiare. Accanto a queste misure, pacchetti di microwelfare dedicati alla sanità di base, alle coperture integrative e al sostegno alla scolarizzazione dei figli. Ma la parte più innovativa del modello non è la struttura tecnica: è il metodo. “Non intendiamo esportare modelli,” ha precisato Diacetti, “ma costruire insieme alle autorità congolesi soluzioni semplici, sostenibili e adattate ai bisogni reali delle comunità agricole. Co-progettare significa ascoltare, adattare, semplificare.”
In un evento scandito dagli interventi del Presidente di BF International Vincenzo Gesmundo, del Presidente Esecutivo Federico Vecchioni, dell’Ambasciatore della Repubblica del Congo Henri Okemba, dei rappresentanti di CIHEAM Bari, AVSI, SIMEST, Enasarco e SACE, la voce di Enpaia ha portato la dimensione sociale del Piano Mattei: quella che lega la produttività alla dignità, la terra alla persona, la cooperazione alla stabilità.
È in questo quadro che Diacetti ha introdotto il concetto più potente del suo intervento: un nuovo inizio globale per le infrastrutture umane. “Ciò che è stato avviato a Jolanda di Savoia,” ha detto, “può nascere come prima esperienza al mondo di costruzione di infrastrutture umane. Non un progetto pilota africano, ma un precedente storico.” Una frase che ha trasformato l’evento in un punto di svolta: Jolanda di Savoia non è solo un luogo, ma un simbolo. È il punto in cui l’Italia inaugura la frontiera più avanzata del Piano Mattei: la sicurezza sociale.
La giornata si è chiusa con le conclusioni del Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, che ha ribadito come il Piano Mattei rappresenti oggi uno degli assi strategici della proiezione internazionale dell’Italia. Tajani ha ricordato che la sua attuazione è seguita, supportata e sviluppata nell’ambito delle competenze del MAECI dalla Direzione Generale per la Crescita e la Promozione delle Esportazioni, guidata dall’Ambasciatore Mauro Battocchi, struttura che coordina le iniziative di cooperazione economica e di sostegno allo sviluppo nei Paesi partner. In questo quadro, la presenza di Enpaia ha rappresentato un tassello che dà profondità sociale alla cooperazione: la tutela del lavoro agricolo come infrastruttura di pace.
A Jolanda di Savoia, la sicurezza sociale è diventata frontiera del Piano Mattei. E la Fondazione Enpaia, con la visione proiettata da Roberto Diacetti, ha mostrato che proteggere il lavoro agricolo non è solo un atto tecnico: è il fondamento di un nuovo umanesimo africano.

