I dati Eurostat premiano il ruolo dell’Italia nella filiera agroalimentare europea
Gli agricoltori dell’Ue svolgono un ruolo cruciale nel garantire la sicurezza alimentare e fornire ai cittadini alimenti di alta qualità, e questo patrimonio agroalimentare va reso più competitivo, attrattivo e sostenibile, affinché continui ad apportare benefici alla società e all’ambiente.
È quanto espresso, insieme a dati economici e ambientali di settore, dal quinto rapporto Eurostat pubblicato a dicembre 2025, “Figure chiave della catena alimentare europea”.
La ricerca è organizzata in 3 parti principali: produzione primaria agricola e ittica, lavorazione di alimenti e bevande; distribuzione, trattante il commercio internazionale, i trasporti e le attività distributive mostrando come il cibo raggiunge supermercati, altri negozi, bar, ristoranti e punti vendita; consumo e ambiente, ovvero, analisi su ciò che mangiamo e beviamo, insieme all’impatto ambientale della catena agroalimentare.
Nel 2024, l’agricoltura rappresentava l’1,2% del valore aggiunto lordo dell’Ue.
Dal 2009 al 2024, la produzione agricola annuale europea ha subito notevoli fluttuazioni, con molte colture che hanno registrato un calo complessivo della produzione. Tra i fattori determinanti, la diminuzione del 12,4% della superficie destinata ai cereali – mentre le rese apparenti sono generalmente aumentate. I maggiori cali nella produzione dell’Ue sono stati registrati per segale e mais, grano duro e semi di colza e ravizzone. Al contrario, la produzione di legumi secchi è più che raddoppiata. Anche la produzione di olive è aumentata, del 13,6% dal 2009 al 2024, con un aumento particolarmente significativo (36,5%) tra il 2023 e il 2024. L’avena è stata l’unica altra coltura (tra quelle mostrate) a registrare un andamento positivo, con una produzione in aumento dello 0,3% rispetto al 2009.
I cereali prodotti nell’Ue nel 2024 ammontano a 257,7 milioni di tonnellate per una superficie
di 49,5 milioni di ettari (495.000 km²). La Francia ha rappresentato il 20,8% della produzione cerealicola dell’Ue, mentre, l’Italia non compare neppure nelle prime quattro posizioni.
L’Italia, sempre nel 2024, è stata il principale produttore di uva: al 34,2% seguita da Spagna 24,1 e Francia 21,3, con la produzione totale Ue che ha raggiunto i 22,3 milioni di tonnellate, oltre al principale produttore di frutta, frutti di bosco e frutta a guscio (esclusi agrumi, uva e fragole) col 22,2% del totale Ue di 24,5 milioni di tonnellate.
L’Italia mantiene, invece, il secondo posto in tre produzioni: col 22% per le verdure fresche dopo la Spagna col 23,8%; coltivazioni su 2 milioni di ettari in tutta l’Ue, con una produzione raccolta di 63,5 milioni di tonnellate; col 29% per gli agrumi che hanno contato 10,7 milioni di tonnellate, la Spagna ne ha prodotto oltre la metà col 53,6%; col 16,7% nella produzione di olive, la Spagna col 60,4%, per una raccolta nell’Ue di 13,8 milioni di tonnellate.
Quota della produzione UE di varie colture
(% in tonnellate, 2024)

Fonte: Eurostat
Per la produzione di carni, l’Italia mai compare tra i primi 4 paesi, dove predominano Francia, Spagna, Germania e Polonia per allevamenti Ue che contano: 132 milioni di capi di suini, 72 milioni di bovini/bufalini e 67 milioni di capi di ovini e caprini.
Tra il 2009 e il 2024, il numero di capi di bestiame nell’Ue è diminuito: suini, bovini, ovini e caprini -12,2%, passando da 309 milioni a 271 milioni. La popolazione caprina è diminuita in modo più netto -18,1%, mentre il numero di bovini è diminuito meno rapidamente -10,0%.
Quota della produzione UE di carne
(% in tonnellate, 2024)

Fonte: Eurostat
Nella sezione ambiente rilevanti i dati sull’inquinamento, dove l’agricoltura italiana, pur con ottimi risultati produttivi non risulta implicata in maniera importante.
Emerge, infatti, che la Francia è il maggior consumatore di fertilizzanti inorganici, accompagnata da Germania, Polonia e Spagna, mentre per i pesticidi i paesi più coinvolti restano Francia, Germania, Polonia e Spagna.
Per quanto riguarda le emissioni di gas serra derivanti dall’agricoltura, secondo lo studio dipendono da molti fattori tra cui l’estensione delle aree agricole, l’uso di fertilizzanti, le condizioni climatiche e del suolo e, generalmente, dai sistemi intensivi di allevamento e coltivazione.
Nel 2023, la Francia ha registrato il livello più elevato di emissioni agricole di metano e protossido di azoto (rispettivamente, il 18,9% e il 16,5% del totale dell’UE).
Sempre nel 2023, l’agricoltura rappresentava l’11,8% dei dati Ue per le emissioni di gas serra.
Tutti questi dati sono chiaramente espressi nei grafici realizzati dallo studio, reperibile sul sito di Eurostat: https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-key-figures/w/ks-01-25-049
Quota del consumo di fertilizzanti inorganici nell’UE
(% in tonnellate, 2023)

Fonte: Eurostat
Quota delle vendite di pesticidi nell’UE, per destinazione
(% in base ai chilogrammi, 2023)

Fonte: Eurostat
Quota di emissioni dell’UE provenienti dall’agricoltura
(% su tonnellate di CO2 equivalenti, 2023)

Fonte: Eurostat

