In coincidenza con la festa delle donne dell’8 marzo, la Fao ha inaugurato l’Anno Internazionale della donna agricoltrice 2026, istituito dall’Assemblea Generale delle Nazioni unite e inserito nel tema ufficiale Onu: “Diritti. Giustizia. Azione. Per tutte le donne e le ragazze.”
L’evento è stato co-organizzato dalla Giordania e dall’Irlanda, rappresentate rispettivamente dall’Ambasciatrice di buona volontà regionale della Fao per il Vicino Oriente e il Nord Africa, la principessa Basma Bint Ali, e da Maria Dunne, Segretario generale aggiunto presso il Dipartimento irlandese dell’agricoltura, dell’alimentazione e della pesca.
L’Anno Internazionale della donna agricoltrice 2026 mira a mettere in luce le realtà affrontate dalle donne agricoltrici e a stimolare riforme politiche e investimenti per accelerare la parità di genere e l’emancipazione femminile nei sistemi agroalimentari. Durante l’anno tutte le attività saranno coordinate da: l’Organizzazione delle Nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao) – e le altre agenzie Onu con sede a Roma – il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad) e il Programma alimentare mondiale (Wfp).
Le donne rappresentano una quota significativa della forza lavoro agricola mondiale e sono indispensabili in tutte le filiere agroalimentari, dalla produzione e trasformazione alla distribuzione e al commercio, svolgendo un ruolo centrale nella sicurezza alimentare e nel nutrire le famiglie.
Nel 2021, i sistemi agroalimentari mondiali impiegavano il 40% delle donne lavoratrici, una percentuale quasi pari a quella degli uomini.
Nonostante ciò, il contributo delle donne rimane sottovalutato e le loro condizioni di lavoro sono spesso più precarie: irregolari, part-time, sottopagate e ad alta intensità di manodopera. Inoltre, continuano a scontrarsi con barriere sistemiche, tra cui l’accesso limitato a terre, finanza, tecnologie, istruzione, mercati e partecipazione al processo decisionale…
L’economista capo della Fao, Maximo Torero, ha sottolineato come i progressi in materia di emancipazione femminile nei sistemi agroalimentari siano rimasti stagnanti nell’ultimo decennio; ha infatti affermato che “Il costo dell’inazione è enorme. Sappiamo da stime recenti che colmare il divario tra uomini e donne in agricoltura potrebbe aumentare il pil globale di mille miliardi di dollari e ridurre l’insicurezza alimentare per 45 milioni di persone“.
Ha inoltre chiesto di “portare l’attenzione politica sulle sfide multidimensionali che (le donne contadine) devono affrontare e promuovere riforme legali e azioni politiche e programmatiche che consentano alle donne di avere pari diritti sulla terra, pari accesso ai finanziamenti, alla tecnologia, ai servizi di divulgazione, ai mercati e al processo decisionale“.
La vicedirettrice generale della Fao, Beth Bechdol, nel suo discorso, ha sottolineato che le esigenze delle donne agricoltrici devono continuare a essere una priorità ben oltre il 2026.
L’ultimo rapporto Fao sulla condizione femminile, che risale al 2023, presenta dati inerenti a tutti i sistemi agroalimentari, inoltre, definisce le donne agricoltrici tutte coloro che lavorano nei sistemi agroalimentari a vario titolo: agricoltrici, produttrici, contadine, agricoltrici familiari e di piccola scala, lavoratrici stagionali, pescatrici, operaie del settore ittico, apicoltrici, pastori, silvicoltrici, trasformatrici, commercianti, detentrici di conoscenze tradizionali, donne impegnate nelle scienze agrarie e imprenditrici rurali. In quell’ambito sono ricomprese, tra le altre, donne giovani e anziane, donne indigene e donne nelle comunità locali, donne con disabilità, donne rifugiate, sfollate e l’inclusione avviene indipendentemente dalla proprietà terriera o dal loro status occupazionale. Non da ultimo il Rapporto evidenzia i ruoli che le donne svolgono nel sostenere i sistemi agroalimentari, anche attraverso la leadership, la cura e il lavoro domestico, contribuendo alla prosperità economica e alla sicurezza alimentare migliorando, infatti, l’alimentazione e i mezzi di sussistenza delle loro famiglie e della comunità. Azioni i cui effetti positivi favoriscono sicuramente forti dinamiche orientate verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Oss).
Solitamente, le donne agricoltrici lavorano su appezzamenti di terreno più piccoli rispetto agli uomini e anche quando gestiscono aziende agricole delle stesse dimensioni, il divario di genere nella produttività della terra è del 24%.
Le donne impiegate in lavori salariati nei sistemi agroalimentari guadagnano 78 centesimi per ogni dollaro guadagnato dagli uomini.
Il lavoro di cura, non retribuito, svolto da donne e ragazze contribuisce all’economia globale con almeno 10,8 trilioni di dollari all’anno.
Ridurre le disparità di genere in termini di occupazione, istruzione e reddito potrebbe eliminare il 52% del divario di insicurezza alimentare, costantemente più elevato tra le donne.
L’emancipazione delle donne rurali attraverso interventi di sviluppo mirati potrebbe aumentare il reddito di altri 58 milioni di persone.
Dal 9 al 19 marzo, il mondo è riunito presso la sede dell’Onu a New York per il Csw70-Commission on the status of women, la settantesima sessione della Commissione sulla condizione femminile, il più grande forum annuale delle Nazioni unite dedicato all’uguaglianza di genere e ai diritti delle donne. Ciò che accade al Csw influenza leggi, politiche, finanziamenti e responsabilità in tutti i paesi e per tutte le generazioni.

