Una giornata di formazione che ha trasformato l’agricoltura molisana in una lente per leggere l’Italia che cambia Il lavoro agricolo come cerniera del cambiamento: tra diritti, innovazione e responsabilità pubblica, il Molise diventa un laboratorio per capire come raccontare un settore che oggi definisce il Paese
Campobasso – L’agricoltura come spazio in cui si intrecciano tutela, trasformazione e futuro: è da questa immagine che si è aperta la giornata di formazione per giornalisti organizzata a Campobasso dall’Ordine dei Giornalisti del Molise, su proposta della Fondazione Enpaia e con la collaborazione dell’Università del Molise. Un appuntamento che ha trasformato l’aula “G. Mendel” in un osservatorio sul lavoro agricolo, sulle sue fragilità e sulle sue potenzialità, mettendo in dialogo istituzioni, studiosi e professionisti dell’informazione.
Il primo sguardo giunge dal presidente dell’Ordine, Vincenzo Cimino, che ha riportato l’attenzione sul ruolo del linguaggio nel raccontare l’agricoltura. In Molise, ha ricordato Cimino: “questo settore non è un comparto come gli altri: è un prisma che ingrandisce ciò che altrove resta invisibile. Una responsabilità che chiama il giornalismo a precisione, rigore e capacità di leggere la complessità senza semplificazioni”.
Sul valore delle parole si è innestata la riflessione del presidente della Fondazione Enpaia, Giorgio Piazza, che ha definito la terminologia “un attrezzo di lavoro”. Nominare bene significa capire meglio: nel mondo agricolo, un dettaglio sbagliato pesa quanto una stagione persa. La precisione non è un tecnicismo, ma un elemento strutturale dell’etica professionale, perché orienta la percezione pubblica e incide sulla dignità del lavoro.
La geografia più dura è emersa con l’intervento di Gaetano Fasulo, alla guida dell’Ispettorato del Lavoro di Campobasso-Isernia. Il caporalato è apparso come un fiume scuro che attraversa l’Italia da nord a sud, alimentato da vulnerabilità strutturali e da una domanda di manodopera che spesso sfocia nell’irregolarità. La legge 199/2016 rappresenta un argine importante, ma non sufficiente: la repressione colpisce gli eccessi, ma non può da sola modificare un sistema che si nutre di precarietà e mancanza di servizi.
A dare un’altra prospettiva all’evento formativo è stato Massimo Fiorio, componente del CdA Enpaia, che ha raccontato i dieci anni della Legge 141 sull’agricoltura sociale come un ponte tra terra e persone. Un modello che trasforma le aziende agricole in luoghi di inclusione, cura e riabilitazione, restituendo dignità a chi coltiva e a chi si affida. Un ponte che in Molise trova terreno fertile grazie alla dimensione comunitaria del territorio.
Lo sguardo si è poi allargato alla ruralità come ecosistema complesso. Il professor Angelo Belliggiano, ordinario di Economia Agraria, Alimentare ed Estimo Rurale dell’Università del Molise e coordinatore nazionale dei Corsi di Laurea in Scienze Agrarie, ha richiamato la necessità di distinguere con precisione tra sviluppo agricolo e sviluppo rurale, concetti spesso sovrapposti nel dibattito pubblico. Una confusione che genera equivoci sugli obiettivi e sugli attori coinvolti. Le aziende agricole partecipano sempre ai processi di sviluppo, ma con ruoli diversi a seconda dei contesti, e proprio da queste differenze nascono tensioni con le filiere e con il sistema istituzionale. La composizione dei conflitti può avvenire tramite accordi privati, fragili per natura, oppure attraverso percorsi partecipati ispirati ai nuovi paradigmi di sviluppo rurale.
L’innovazione ha cambiato ancora una volta il paesaggio della giornata con l’intervento di Giuseppe Peleggi, responsabile della Direzione Studi, Ricerche e Rilevazioni Statistiche di Fondazione Enpaia. L’ecosistema dell’intelligenza artificiale è stato descritto come una foresta globale di capitali e tecnologie che cresce a una velocità inedita. “Ciò che accade nei data center della California, ha ricordato, finisce per toccare anche i campi del Molise”: i dati sono la nuova acqua, e senza flusso non c’è crescita. L’agricoltura del futuro sarà sempre più interconnessa, e il giornalismo dovrà confrontarsi con questa realtà e raccontare anche questa dimensione che è fatta di connessioni in continua evoluzione.
A chiudere il quadro di questo confronto è stato l’avvocato giuslavorista Vincenzo Notarangelo, che ha riportato l’attenzione sulla struttura del contratto agricolo, spesso esposto a irregolarità per la natura stagionale del settore. La sola repressione penale non basta: serve prevenzione, incentivi alle imprese virtuose, servizi per i lavoratori migranti, informazione sui diritti e strumenti amministrativi capaci di intervenire prima che lo sfruttamento diventi reato.
L’evento formativo ispirato da Fondazione Enpaia e promosso dall’ODG del Molise ha rimarcato una verità incontrovertibile: raccontare il lavoro agricolo significa raccontare l’Italia. E per farlo servono competenze aggiornate, linguaggi accurati e la capacità di leggere la terra non solo come luogo di produzione, ma come spazio in cui si intrecciano diritti, innovazione e comunità. Prossimo appuntamento con la formazione continua per i giornalisti di Fondazione Enpaia si svolgerà a Verona il prossimo 2 marzo.

