Pesche (Is) – In un’epoca in cui la percezione pubblica è continuamente frammentata, la prima sfida riguarda la responsabilizzazione del linguaggio. Le parole usate per raccontare la terra non sono un dettaglio formale o un mero esercizio tecnico, ma lo strumento con cui si orienta la comprensione collettiva e si costruisce la fiducia nelle istituzioni. Come emerso nell’introduzione del presidente dell’ODG Molise, Vincenzo Cimino, e nelle riflessioni del presidente di Fondazione ENPAIA, Giorgio Piazza. Il Molise si offre come un osservatorio privilegiato, dove ogni dinamica — dal presidio sociale alla sostenibilità — trova un’evidenza immediata. Il settore primario smette così di essere una narrazione contadina o un retaggio del passato per rivelarsi per ciò che è: un sistema di stabilità sociale garantito dalla tutela dei lavoratori, dalla previdenza e dall’economia reale.
La dignità del lavoro e la legalità costituiscono l’asse portante di questa visione. Non si può parlare di futuro o di sviluppo se non si affronta la piaga della vulnerabilità dei campi, dove la stagionalità e la parcellizzazione aziendale espongono i lavoratori a forme di irregolarità. I dati forniti dal Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro e illustrati dal colonnello Marcello Robustelli — con migliaia di ispezioni e la rilevazione di centinaia di posizioni irregolari nel Mezzogiorno — dimostrano che la prevenzione e il controllo sono la premessa indispensabile di qualsiasi filiera che voglia dirsi etica. La protezione del lavoro, del resto, ha già un modello virtuoso nella legislazione italiana: la norma sull’agricoltura sociale richiamata da Massimo Fiorio ha saputo costruire un ponte solido tra impresa, welfare e inclusione, anticipando indirizzi oggi centrali a livello europeo. In un mercato globale segnato da dazi e tensioni geopolitiche, difendere chi lavora la terra diventa il primo presidio a tutela dell’identità e della qualità.
Tuttavia, la sicurezza di una filiera non si esaurisce nelle norme; affonda le sue radici fisiche nell’ecosistema. La riflessione sull’acqua, sviluppata nel contributo di Fabrizio Stelluto, ha mostrato come la gestione delle risorse idriche e la difesa dagli eventi climatici estremi non siano questioni astratte, ma dipendano direttamente dalla salute dei primi centimetri di suolo. L’erosione, la perdita di sostanza organica e la compattazione dei terreni non sono tecnicismi, ma processi che condizionano la vita dei territori e la sopravvivenza stessa delle comunità. Il Molise, con il suo patrimonio idrico interregionale, diventa così la dimostrazione concreta di quanto la cura del terreno sia la forma più alta e necessaria di prevenzione infrastrutturale.
Questa dimensione locale si connette inevitabilmente con le grandi traiettorie mondiali. Come ha evidenziato Giuseppe Peleggi proiettando lo sguardo sui quadri internazionali, lo scioglimento dei ghiacci artici e l’apertura di nuove rotte navali stanno ridisegnando la geografia dei mercati e della logistica commerciale. Di fronte a cambiamenti di tale portata, l’eccellenza produttiva del Paese non può più bastare a se stessa se non è sostenuta da tutele rigide, infrastrutture moderne e politiche integrate.
Ciò che la giornata di Isernia lascia in eredità al giornalismo è la consapevolezza che il lavoro agricolo non sia una nicchia specialistica, ma una chiave di lettura universale del Paese. Il Molise non chiede di essere attraversato con fretta o con nostalgia, ma di essere compreso come modello dove spopolamento, transizione ecologica e rigenerazione comunitaria si incontrano. Raccontare bene la terra, con il rigore dei dati e la sensibilità del racconto civile, significa in ultima analisi contribuire alla costruzione di una società più consapevole, più equa e più umana.
In apertura dei lavori, hanno portato il loro saluto istituzionale tre, delle voci voci più rappresentative dell’ossatura sociale ed economica del territorio: Franco dell’Acqua, direttore regionale Coldiretti Molise; Vincenzo D’Alessandro, presidente regionale Cia Molise; e Riccardo Terriaca, presidente Confcooperative Molise. I loro contributi hanno ricordato che il dialogo tra mondo produttivo, istituzioni e informazione non è un gesto formale, ma la condizione necessaria per costruire un racconto del lavoro agricolo che sia fedele, responsabile e capace di restituire la forza di una regione che continua a credere nel proprio futuro.

