Frutto dell’integrazione delle competenze sviluppate dall’Osservatorio Ismea e dall’Osservatorio Qualivita, l’annuale fotografia del comparto delle Indicazioni Dop, Igp e Stg italiane su dati economici, analisi sulle ricadute territoriali e sulle evoluzioni nel mercato nazionale ed estero, nella XXIII edizione, include per la prima volta anche il comparto delle bevande spiritose a Indicazione geografica, in quanto inserite nel Regolamento Ue 2024/1143, il testo unico normativo europeo per le Indicazioni geografiche.
Il Rapporto è organizzato in otto capitoli che presentano: lo scenario europeo e italiano delle Indicazioni geografiche; un’analisi degli operatori e dell’occupazione nel 2024; i dati della Dop economy dei comparti agroalimentare e vitivinicolo; un quadro dedicato al settore delle bevande spiritose; approfondimenti sugli impatti economici regionali; il monitoraggio dei consumi di Ig nella Grande distribuzione e un’indagine sugli effetti dei dazi Usa su prodotti agroalimentari Dop e Igp.
All’11 novembre 2025, nei Paesi dell’Unione europea si contano 3.484 prodotti a Indicazione Geografica, di cui 3.234 dop, Igp e Stg (1.596 agroalimentari e 1.638 vitivinicoli) e 250 bevande spiritose Ig.
Dei complessivi, sono di origine italiana per l’agroalimentare, 331 prodotti Dop Igp Stg, per il settore vitivinicolo 530 e per il comparto delle bevande spiritose 36 denominazioni.
Dall’analisi del XXIII Rapporto Ismea-Qualivita, il settore della Dop economy italiana raggiunge i 20,7 miliardi di euro di valore alla produzione nel 2024 (+3,5% su base annua), contribuendo per il 19% al fatturato complessivo dell’agroalimentare nazionale.
Valori in crescita in quattordici regioni italiane su venti e le prime per valore economico risultano Veneto (4,94 mld €) e Emilia-Romagna (3,99 mld €), Lombardia (2,90 mld €, in crescita per il quarto anno consecutivo), Piemonte (1,56 mld €), Toscana (1,33 mld €), Friuli Venezia Giulia (1,30 mld €) e Trentino-Alto Adige (1,01 mld €).
Per “Sud e Isole” la crescita è trainata da Puglia (+12,2%), Sicilia (+4,0%) e Campania (+3,1%).
Il settore dell’agroalimentare Dop Igp Stg, nel 2024, è cresciuto per il quarto anno consecutivo, con un valore alla produzione di 9,64 miliardi € (+7,7% in un anno e +48% dal 2014) e un fatturato al consumo finale di 18,57 miliardi €. Si è mantenuto piuttosto stabile il valore alla produzione per i prodotti di panetteria e pasticceria (+0,7%) e per i prodotti a base di carne (-0,9%), a fronte della crescita, in certi casi anche a doppia cifra, di tutte le altre categorie: formaggi (+10,5%), ortofrutticoli (+6,0%), aceti balsamici (+7,9%), paste alimentari (+11%), oli di oliva (+46,9%) e carni fresche (+4,3%).
L’export agroalimentare Dop Igp, sempre nel 2024, ha superato per la prima volta i 5 miliardi di euro (5,15 miliardi €) con un +12,7% su base annua e un trend del +91% dal 2014, con una crescita del +9,4% nel mercato Ue e del +17,8% nel mercato Extra-Ue
Nel complesso la sua filiera conta 86.346 operatori, 597mila occupati (+2,0%), 189 Consorzi di tutela autorizzati dal Masaf e 36 Organismi di controllo.
Dopo la battuta d’arresto del 2023, il settore del vino Dop e Igp è torno a mostrarsi stabile nel 2024, sia per produzione sia per valore, mentre le esportazioni hanno ripreso a crescere.
La produzione di vino imbottigliato Dop e Igp, nel 2024, è risultata pari a 25,6 milioni di ettolitri, in lieve calo (-1%).
Il valore del vino imbottigliato ha raggiunto gli 11,04 miliardi €, con andamenti eterogenei tra aree e denominazioni: tra le prime dieci Dop e Igp, cinque registrano un aumento e cinque un calo su base annua, mentre a livello territoriale nove regioni su venti hanno variazione positiva.
L’export del vino Ig per la prima volta ha superato i 7 miliardi € (+5,2% in un anno e + 66% dal 2014) rappresentando l’88% dell’export complessivo vinicolo italiano.
Questa filiera conta 97.236 operatori, 331mila occupati (-0,6%), 138 Consorzi di tutela autorizzati dal Masaf e 12 Organismi di controllo.
Il settore delle bevande spiritose comprende 36 Indicazioni geografiche, di cui 2 a carattere nazionale – Grappa Ig e Brandy Italiano Ig – e 34 distribuite in 11 regioni. La regione con il maggior numero di denominazioni è il Trentino-Alto Adige (18 Ig), seguita da Friuli Venezia Giulia e Piemonte (6 Ig ciascuna), Valle d’Aosta (5 Ig), Campania (4 Ig) Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Sicilia e Sardegna (3 Ig ciascuna).
La produzione complessiva di bevande spiritose Ig è stata di circa 152.000 ettolitri idrati, nel 2024.
Il sistema produttivo conta 241 operatori e 7.346 occupati.
Nel 2024 la spesa per i prodotti Dop Igp nella Gdo italiana è cresciuta di 1,1 punti percentuali ed è risultata pari a 6,2 miliardi €, di cui 4,3 miliardi € in prodotti alimentari e 1,9 miliardi € in vino.
La dinamica delle Dop Igp è stata migliore dei prodotti generici nei comparti più rilevanti, come ad esempio formaggi (+1% Dop Igp, stabili i generici), prodotti a base di carne (+1,3% Dop Igp, -0,4% generici) e vino (+0,9% Dop Igp, +0,1% generici).
Sono stati ancora i discount il canale distributivo con i più alti tassi di crescita (+1,9%).
Nei primi nove mesi del 2025, la spesa degli italiani per Dop Igp nella Gdo continua ad aumentare con un +1,2% per i prodotti alimentari e +0,3% per il vino.
Nel complesso, alla base delle filiere Dop Igp vi sono stati 183.823 operatori (175.358 produttori e 31.724 trasformatori) in calo del 5,6% sul 2023. L’elaborazione dei dati Inps sui rapporti di lavoro nella fase agricola e di trasformazione mostra, invece, per il 2024 una stima di 864.441 occupati nel settore Ig, pari al +1,6% sul 2023.
Un inedito approfondimento dell’Istat sulle aziende della Dop economy in Italia, delinea un sistema produttivo guidato da imprenditori più giovani della media, con maggiore formazione specialistica, propensione all’innovazione e alla multifunzionalità che raggiungono risultati economici migliori e una produzione standard media superiore di oltre tre volte rispetto al complesso delle aziende agricole nazionali.
IL rapporto affronta anche l’effetto dell’introduzione dei dazi del governo statunitense nell’agosto 2025 in quanto gli Stati Uniti sono il primo mercato di destinazione dei prodotti Dop e Igp italiani, e rileva che sono forti le preoccupazioni per le ricadute economiche e commerciali sull’intera Dop economy. Il 48% dei Consorzi di tutela segnala un calo delle esportazioni verso gli Stati Uniti.
L’aumento dei prezzi è trasferito soprattutto ai consumatori americani (50% dei casi), mentre nel 30% dei casi viene condiviso lungo la filiera tra importatori, distributori e produttori, e nel restante 20% grava principalmente sui produttori italiani.
La maggioranza dei Consorzi di tutela (61%) sta reagendo con nuove strategie, orientando gli investimenti verso la promozione in altri mercati primi fra tutti Sud-Est asiatico e in Cina per il 27%, e nel rafforzamento della presenza nei Paesi europei (23%).
Un Consorzio su cinque (22%) punta invece a intensificare la comunicazione negli Stati Uniti, mentre uno su quattro (26%) concentra gli sforzi su attività di lobbying e sostegno ai produttori.

