Contributi a fondo perduto fino all’80%, domande dal 21 gennaio al 21 febbraio 2026 e una misura nazionale che punta su sostenibilità, autoconsumo ed efficienza energetica
Il Bando Agrisolare 2026 si conferma come una delle misure più rilevanti a sostegno dell’agricoltura italiana, offrendo alle imprese del settore l’opportunità di investire nella produzione di energia rinnovabile con contributi a fondo perduto fino all’80% delle spese ammissibili. L’iniziativa, inserita nel quadro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, nasce con l’obiettivo di ridurre i costi energetici delle aziende agricole, aumentare l’autonomia produttiva e accompagnare il comparto verso modelli di sviluppo più sostenibili, senza consumo di suolo e nel rispetto delle attività agricole tradizionali.
La misura è disciplinata dal decreto del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste ed è attuata attraverso la piattaforma del Gestore dei Servizi Energetici, che cura l’istruttoria delle domande e l’erogazione dei contributi. Il bando è valido su tutto il territorio nazionale e coinvolge tutte le regioni italiane, superando la logica dei singoli bandi regionali e garantendo un accesso uniforme alle risorse disponibili.
I beneficiari sono gli imprenditori agricoli, singoli o associati, le imprese agroindustriali, le cooperative agricole e i loro consorzi. La misura si rivolge quindi non solo alle aziende di produzione primaria, ma anche a quelle impegnate nella trasformazione dei prodotti agricoli, riconoscendo il ruolo centrale dell’intera filiera nel processo di transizione energetica. L’intervento è pensato per rafforzare la competitività delle imprese, in un contesto caratterizzato da costi energetici spesso elevati e da una crescente attenzione alla sostenibilità ambientale anche da parte dei mercati.
Il cuore del bando è rappresentato dall’incentivazione degli impianti fotovoltaici installati esclusivamente sui tetti dei fabbricati strumentali all’attività agricola o agroindustriale. Non sono ammessi impianti a terra su superfici agricole: la scelta è chiara e risponde all’esigenza di tutelare il suolo produttivo, integrando la produzione di energia con le strutture esistenti. Accanto ai pannelli fotovoltaici, il bando ammette una serie di interventi complementari che rafforzano l’efficacia dell’investimento, come la rimozione e lo smaltimento dell’amianto o dell’eternit dalle coperture, l’isolamento termico dei tetti, la realizzazione di sistemi di aerazione, l’installazione di sistemi di accumulo dell’energia e di infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici.
Il contributo a fondo perduto può arrivare fino all’80% delle spese ammissibili quando l’energia prodotta è destinata all’autoconsumo o all’autoconsumo condiviso. Questo elemento è centrale nella filosofia della misura e l’obiettivo non è incentivare la produzione speculativa di energia, bensì favorire l’utilizzo diretto dell’elettricità all’interno dell’azienda agricola, riducendo la dipendenza dalla rete e stabilizzando i costi di produzione. Per gli impianti destinati anche alla vendita dell’energia, sono previste aliquote inferiori, generalmente comprese tra il 50% e il 65%, con differenziazioni territoriali che, in linea con le precedenti edizioni del bando, risultano più favorevoli per alcune regioni del Mezzogiorno.
Dal punto di vista tecnico, il bando ammette impianti di potenza compresa, in linea generale, tra 6 kWp e 500 kWp, con la possibilità di arrivare fino a 1.000 kWp in presenza di specifiche condizioni. La potenza installata deve essere coerente con i fabbisogni energetici dell’azienda e con la destinazione dell’energia prodotta, elemento che viene valutato in fase di istruttoria.
Un aspetto cruciale per le imprese interessate riguarda le date di presentazione delle domande. Per l’edizione 2026, lo sportello per l’invio delle istanze è aperto a partire dal 21 gennaio 2026. Da quella data, le aziende possono presentare la domanda attraverso la piattaforma dedicata, allegando tutta la documentazione tecnica ed economica richiesta. La finestra temporale per la presentazione delle domande è prevista in circa trenta giorni, con una chiusura indicativa alla fine di febbraio 2026, salvo eventuali proroghe o comunicazioni ufficiali successive. È importante sottolineare che, come avviene per molte misure finanziate dal PNRR, i lavori non devono essere avviati prima della presentazione della domanda, pena la non ammissibilità delle spese.
Una volta ottenuto il provvedimento di concessione del contributo, le imprese hanno 18 mesi di tempo per completare gli interventi, collaudare gli impianti e presentare la rendicontazione finale delle spese sostenute. Questo arco temporale consente una pianificazione adeguata degli investimenti, ma richiede al tempo stesso una gestione attenta delle fasi progettuali e realizzative, nel rispetto delle scadenze e dei vincoli imposti dalla normativa PNRR, incluso il principio del “non arrecare danno significativo all’ambiente”.
Dal punto di vista economico e strategico, il Bando Agrisolare 2026 rappresenta molto più di un semplice incentivo. Con una dotazione finanziaria di 250 milioni di euro, inserita in un programma più ampio che punta a rafforzare la capacità produttiva di energia rinnovabile nel settore agricolo, la misura contribuisce a ridisegnare il ruolo delle aziende agricole nel sistema energetico nazionale. Le imprese non sono più soltanto consumatrici di energia, ma diventano produttori consapevoli, capaci di integrare l’attività agricola con la generazione di elettricità pulita, migliorando la sostenibilità ambientale e la resilienza economica.

