Zone umide e fragilità del territorio, un’emergenza già scritta nei dati; un laboratorio di buone pratiche e presenze istituzionali con contributi scientifici. La Diaccia Botrona: un percorso immersivo nella natura, ma anche patrimonio da custodire. In atto la sperimentazione con acque reflue trattate come barriera idraulica.
Castiglione della Pescaia (GR) – Scenario di straordinaria bellezza, ma anche frontiera fragile dove la crisi climatica ha mostrato i suoi effetti più evidenti: nella Giornata Mondiale delle Zone Umide del 2 febbraio, la Riserva Naturale Regionale della Diaccia Botrona è diventata un osservatorio privilegiato per comprendere quanto questi ecosistemi siano oggi esposti a pressioni senza precedenti. È in questo ambiente di confine, sospeso tra acqua e terra, che ANBI ha scelto di ospitare l’evento “Terre e acque di confine: la sfida delle zone umide”.
Alla Casa Rossa Ximenes, nel cuore della Maremma toscana, istituzioni, tecnici e rappresentanti dei Consorzi di bonifica si sono confrontati sulle strategie necessarie per proteggere questi habitat, sempre più vulnerabili agli impatti dell’estremizzazione climatica. L’appuntamento ha visto la partecipazione di esponenti del Governo e della Regione Toscana, oltre a rappresentanti del Parlamento, del mondo accademico, delle associazioni ambientaliste e delle organizzazioni professionali agricole. Il contributo scientifico è stato affidato all’Università di Firenze, a conferma della volontà di integrare ricerca, gestione territoriale e politiche pubbliche.
L’iniziativa si è inserita in un quadro nazionale segnato da un’evidenza sempre più netta: la crisi climatica sta accelerando fenomeni estremi che colpiscono soprattutto le aree di transizione tra terra e acqua. I dati dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche hanno confermato che l’Italia è uno dei Paesi europei più esposti al rischio idrogeologico, con oltre 8 milioni di cittadini che vivono in aree soggette a frane o alluvioni.
Come ricordato dal Presidente ANBI, Francesco Vincenzi, la sicurezza idrogeologica non è più un tema tecnico, ma una condizione culturale e sociale: “Un piano straordinario di manutenzione del territorio è la prima opera pubblica di cui l’Italia ha bisogno.” Vincenzi ha inoltre sottolineato come l’intervento sulla Diaccia Botrona rappresenti un’innovazione “nella sua semplicità”, affidando un ruolo determinante alle acque reflue trattate, risorsa ancora poco utilizzata nel nostro Paese.
L’evento di Castiglione della Pescaia ha rappresentato il secondo tassello della campagna ANBI dedicata alla tutela delle zone umide e dei territori fragili. Al centro dell’incontro, l’avvio del cantiere per la salvaguardia della Diaccia Botrona dalla risalita del cuneo salino, fenomeno aggravato dalla crisi climatica e dalla pressione antropica. La Regione Toscana ha destinato circa due milioni di euro al Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud per un progetto che interessa 880 ettari e che potrà beneficiare 92 habitat e specie di interesse comunitario.
L’intervento prevede un bilanciamento idraulico tra acque salate e acque dolci: l’ingresso delle maree sarà compensato da apporti provenienti dal canale Molla e dal recupero delle acque reflue del depuratore di Castiglione della Pescaia, sottoposte a un processo di affinamento tramite fitodepurazione. Il progetto comprende inoltre il ripristino dell’impianto di sollevamento, nuove opere idrauliche e interventi di consolidamento spondale con tecniche di ingegneria naturalistica. Una volta conclusi i lavori, la Riserva sarà anche più accessibile, grazie al recupero dei sentieri e alla ristrutturazione dei capanni di avvistamento, con particolare attenzione alla fruizione per le persone con disabilità.
“La Diaccia Botrona è un luogo‑simbolo di ciò che oggi significa governare territori di confine: qui la sicurezza idraulica, la tutela ambientale e la presenza umana non sono ambiti separati, ma parti di un unico sistema”. Ha dichiarato Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI. “La risposta che stiamo mettendo in campo è una risposta di comunità, che tiene insieme competenze tecniche, responsabilità istituzionali e un patrimonio naturale che appartiene a tutti. È questo il senso del lavoro dei Consorzi di bonifica: garantire equilibrio, prevenzione e futuro ai territori più fragili richiamando la campagna nazionale “Acqua Amica”, che proprio dalla Maremma prende avvio come messaggio di resilienza ambientale, economica e sociale”.
Il Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ha ricordato il valore identitario della Riserva, “territorio bonificato ma ricco di biodiversità, dove si riproduce il raro falco cacciatore e vivono i fenicotteri rosa”. A seguire, il Presidente di ANBI Toscana, Paolo Masetti, ha evidenziato come l’intervento rappresenti “un sistema integrato di sicurezza idraulica e difesa ambientale”, mentre Federico Vanni, Presidente del Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud, ha sottolineato che “proteggere questi specchi d’acqua significa proteggere l’identità del territorio”. Il Direttore di ANBI Toscana, Fabio Zappalorti, ha confermato la piena disponibilità operativa del sistema consortile.
All’evento sono giunti anche i videomessaggi del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che ha richiamato l’attenzione del Piano Nazionale di Adattamento sul ripristino delle zone umide, e dell’on. Francesco Battistoni, componente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati.
La Riserva Naturale Regionale della Diaccia Botrona, classificata come zona umida di valore internazionale secondo la Convenzione di Ramsar, è un ecosistema palustre di 1.347 ettari che ospita una straordinaria biodiversità. Tra le specie faunistiche più rare: il tarabuso, l’airone rosso, il falco di palude e il falco pescatore, che qui nidifica stabilmente. La flora è dominata da giunchi, salicornie, limonio e piante rare come il Juncus subulatus e la brasca nodosa.
I partecipanti hanno potuto visitare la Riserva attraverso il sentiero ad anello RET31, un itinerario di 15 km percorribile a piedi, in bici o a cavallo, con punti di osservazione dedicati all’avifauna. La Casa Rossa Ximenes, monumento storico e sede museale, ha fatto da punto di partenza e simbolo dell’ingegno idraulico del XVIII secolo.

