Roma — Mentre il mondo si muove tra crisi energetiche, tensioni geopolitiche e un clima che non concede tregua, l’Italia ha continuato a inciampare sempre nello stesso punto: l’acqua. Troppa, troppo poca, mal gestita, mai governata fino in fondo. E ogni euro non investito in sicurezza idrica è diventato un moltiplicatore di danni, un buco nero che inghiotte risorse, territori, comunità.
È questo il messaggio che ANBI ha portato nella Nuova Aula dei Gruppi Parlamentari, presentando: “Sicurezza idrica e resilienza dei territori; la proposta concreta dei consorzi di bonifica”, oltre 7 miliardi di progettualità inserite nel Piano Idrico Nazionale. Non un elenco di opere, ma una mappa del possibile: 57.000 posti di lavoro attivabili, 1,5 miliardi di ricaduta annua, interventi che valgono il 46% del totale nazionale. Numeri che, letti al contrario, raccontano un’altra storia: quella di un Paese che continua a spendere per riparare ciò che non ha voluto prevenire.
La presenza di ministri, parlamentari, tecnici e rappresentanti dei consorzi di bonifica da tutta Italia non è stata solo protocollo. È stata il segnale che la questione idrica non è più un capitolo tecnico, ma un’emergenza strutturale. Perché davvero — e la cronaca lo ripete con ostinazione — quante frane, quanti smottamenti, quante esondazioni servono ancora per convincere la politica che la sicurezza idraulica non è un costo, ma l’unico investimento capace di mettere il Paese al riparo dal suo stesso futuro?
Il quadro nazionale: costi, fragilità, urgenze. Negli ultimi vent’anni il dissesto idrogeologico ha generato danni medi per 3,5 miliardi di euro l’anno, mentre la siccità — amplificata dalla crisi climatica — ha causato oltre 20 miliardi di euro di danni all’agricoltura negli ultimi quattro anni. Una sequenza di eventi recenti ha reso evidente la fragilità del territorio: dalla frana di Niscemi al ciclone Harry, fino agli smottamenti di Silvi e Petacciato, con il crollo del ponte sul Trigno. È un Paese che paga due volte: prima per non aver prevenuto, poi per dover ricostruire.
Il Piano Invasi Multifunzionali: la strategia ANBI–Coldiretti ha rilanciato il Piano Invasi Multifunzionali: una rete diffusa di invasi medi capaci di trattenere acqua piovana, mitigare il rischio di alluvioni e contrastare la siccità. Strutture integrate con idroelettrico e fotovoltaico galleggiante, in grado di produrre energia pulita e ricaricare le falde. Una visione che unisce sicurezza, sostenibilità e autonomia idrica.
I numeri della finestra PNIISSI*: la prova che i progetti ci sono** – A illustrare la portata tecnica della nuova finestra PNIISSI è stato il Direttore Generale di ANBI, Massimo Gargano, che ha ricordato come “la capacità progettuale dei Consorzi non sia un esercizio teorico, ma un patrimonio immediatamente cantierabile, pronto a generare benefici reali per il Paese”.
La ricognizione presentata ha mostrato un sistema in grado di mettere sul tavolo 266 interventi, distribuiti su tutto il territorio nazionale, per un valore complessivo di 7,3 miliardi di euro. Progetti che, una volta avviati, potranno aumentare di oltre un miliardo di metri cubi la capacità di invaso, risparmiare 2 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno, produrre 1,1 miliardi di kWh di energia rinnovabile, evitare 425.410 tonnellate di CO₂ e generare 1,5 miliardi di euro di impatto economico annuo, oltre a 57.120 nuovi posti di lavoro.
Una massa critica di opere che conferma — come ha sottolineato Gargano — che “i Consorzi sono laboratori permanenti di ricerca applicata, capaci di trasformare la manutenzione in innovazione e l’innovazione in prevenzione”.
Il Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, Tommaso Foti ha sottolineato la centralità della sicurezza idrica nelle politiche di coesione, evidenziando la riprogrammazione di 629 milioni di euro per il settore in Italia. Tra PNRR e fondi europei, sono stati mobilitati oltre 5,5 miliardi di euro per ridurre le perdite idriche (attualmente al 40%), potenziare gli invasi e migliorare i sistemi irrigui. Il Governo ha inoltre ottenuto un miliardo aggiuntivo per le infrastrutture idriche e il riuso delle acque reflue, fondamentale per chiudere le procedure d’infrazione UE. “I Consorzi di Bonifica – ha ribadito il ministro. sono confermati come soggetti attuatori essenziali per trasformare la logica dell’emergenza in una strategia strutturale di lungo periodo, garantendo resilienza climatica e tutela del territorio”.
Dall’evento ANBI emerge un messaggio politico netto: basta alibi. Come ha ricordato il Presidente Francesco Vincenzi, “i progetti ci sono. Sono concreti, diffusi e pronti”, e il raggiungimento del 100% dei target PNRR da parte dei Consorzi ne è la prova più tangibile.
Ma c’è un passaggio che ha dato forma alla visione più ampia, quella che lega l’acqua non solo alla sicurezza idraulica, ma alla stabilità stessa dei territori: Vincenzi ha sintetizzato questo principio con parole che suonano come un monito collettivo, “SAVE WATER, NO WAR”. Perché dove l’acqua è governata, il territorio è stabile; dove manca, crescono vulnerabilità e squilibri che diventano rapidamente emergenza. La sfida ora è trasformare questa consapevolezza in cantieri, opere e decisioni che non si limitino a inseguire le crisi, ma le prevengano.
L’ANBI ha rilanciato l’allarme con la chiarezza di chi vive ogni giorno accanto all’acqua: non solo ai fiumi, ma alle falde che si abbassano, ai canali che cedono, ai bacini che non esistono, alle reti irrigue che perdono, ai territori che non riescono più ad assorbire ciò che cade dal cielo. È l’intero sistema idrico interno del Paese ad aver chiesto una scelta politica definitiva.
* Piano Nazionale di Interventi Infrastrutturali e per la Sicurezza del Settore Idrico.

** Fonte ANBI – Ricognizione progetti PNIISSI (ottobre 2025 – gennaio 2026): valori complessivi, capacità di invaso, risparmio idrico, energia prodotta, CO₂ evitata, impatto economico e posti di lavoro generati.

PNIISSI – Energia e acqua per il futuro. 266 progetti per un’Italia più resiliente: nuovi invasi multifunzionali, infrastrutture idriche efficienti e 1,1 miliardi di kWh di energia rinnovabile ogni anno. Un passo deciso verso la sostenibilità ambientale e la sicurezza territoriale.

