Brescia, 21 maggio 2026 – Ci sono momenti in cui il mondo agricolo sembra un grande campo attraversato da crepe: fratture che partono da lontano — dai dazi che tornano come pedaggi della storia, dalle strettoie del commercio globale, dalle ombre del caporalato — e arrivano fino ai territori più produttivi del Paese. A Brescia, il 21 maggio, quelle crepe sono state osservate da vicino, illuminate, interpretate.
È in questo scenario che, nella sede di EBAT, si è svolto il corso di formazione per giornalisti promosso dall’Ordine dei Giornalisti della Lombardia e da ARGA Lombardia–Liguria, ispirato dalla Fondazione Enpaia e con la collaborazione del Comando Carabinieri Tutela del Lavoro, Gruppo di Milano; di Regione Lombardia e del Consorzio di Bonifica Oglio Mella.
Un pomeriggio in cui le voci dei relatori — Giorgio Piazza (Presidente Enpaia), Massimo Fiorio (CdA Enpaia), Giuseppe Peleggi (Direzione Studi Enpaia), Col. Loris Baldassare (Carabinieri Tutela del Lavoro), Cesare Dioni (Direttore Consorzio Oglio Mella), Rossella Gazzaretti (Presidente EBAT Brescia), Simona Tironi (Assessore regionale), Fabio Benati (Segretario ARGA) — hanno composto un mosaico che racconta non solo lo stato dell’agricoltura lombarda, ma anche le sue vulnerabilità e le sue possibilità di riscatto.
Il welfare agricolo è apparso come l’argine più solido contro queste vulerabilità. Nelle parole di Giorgio Piazza (Presidente Enpaia), la previdenza agricola non è un semplice strumento di compensazione, ma “una radice profonda che tiene in piedi l’albero del Paese anche quando soffiano venti contrari”. Un’immagine potente, che restituisce il ruolo di Enpaia come presidio di stabilità in un tempo in cui le crisi arrivano come onde che si rincorrono.
Giunge da parte del Colonnello Loris Baldassarre, comandante del Gruppo Carabinieri per la Tutela del Lavoro di Milano, un contributo molto interessante ai lavori del corso che ha portato a Brescia un quadro puntuale e documentato dell’azione di contrasto al caporalato nelle quattro regioni del Nord. I numeri illustrati — 4.359 accessi ispettivi nel 2025, 701 aziende sospese, oltre 11.000 lavoratori controllati, 813 trovati “in nero”, 28 attività investigative sul caporalato con arresti e denunce — hanno restituito la misura di un impegno che non ha eguali in Europa per continuità, specializzazione e capacità di presidio del territorio.
Il Colonnello Baldassarre ha ricordato come il Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro, il più antico comparto di specialità dell’Arma, vigili in via esclusiva sull’applicazione delle leggi in materia di sicurezza, diritti sociali, tutela dei minori, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Un presidio che rappresenta una specificità italiana, riconosciuta anche a livello internazionale, e che costituisce uno degli argini più solidi contro le forme più gravi di illegalità nelle campagne, sotto la guida del Generale di Brigata Antonio Bandiera, comandante del Gruppo di specialità a livello nazionale.
La Lombardia — prima regione agricola d’Italia per valore aggiunto, polo zootecnico tra i più forti d’Europa — è stata il punto di partenza naturale della riflessione. Qui, dove la bonifica garantisce acqua e sicurezza a centinaia di migliaia di ettari e dove la Dop economy supera il miliardo di euro, il lavoro agricolo non è solo un settore: è un’infrastruttura sociale ed economica che tiene insieme territori, comunità e filiere.
In questo quadro, il tema dei dazi è emerso come una sorta di ritorno della storia. Le barriere commerciali, che affondano le radici nell’antichità, tornano oggi come pedaggi imposti da un mondo che sembra ripiegarsi su sé stesso. La scheda introduttiva del corso lo ha ricordato con una formula efficace: “i dazi sono il biglietto che il commercio paga alla storia”.
Un concetto ripreso e approfondito da Giuseppe Peleggi (Direzione Studi Enpaia), che ha mostrato come ogni tensione globale — dai choke points del Mar Rosso allo Stretto di Hormuz — possa trasformarsi in rincari, inflazione e fragilità delle filiere. “Le rotte del mare non sono mai lontane dai campi”, ha osservato, ricordando che il commercio mondiale è un organismo che respira attraverso strettoie geopolitiche sempre più contese.
Il corso ha poi allargato lo sguardo alla dimensione sociale. Massimo Fiorio (CdA Enpaia) ha definito l’agricoltura sociale “il tessuto che ricuce l’uomo al suo ambiente”, un modello che non produce solo cibo, ma relazioni, inclusione, dignità. In un mondo attraversato da nuove fratture, l’agricoltura sociale è una rete elastica che impedisce agli strappi di diventare voragini.
Accanto alla dimensione sociale, è emerso il ruolo della bonifica, illustrato da Cesare Dioni (Direttore Consorzio Oglio Mella): senza acqua, sicurezza idraulica e infrastrutture irrigue, non esisterebbero né produttività né qualità. La bonifica è l’infrastruttura invisibile che permette alla Lombardia di essere una delle regioni agricole più competitive d’Europa. È la condizione materiale che rende possibile tutto il resto: filiere, export, Dop economy, lavoro.
Il corso ha dato spazio anche al tema della sicurezza e della qualità del lavoro. Rossella Gazzaretti (Presidente EBAT Brescia) che presso la sua sede ha ospitato e patrocinato il corso di formazione, ha ricordato che “dove la sicurezza mette radici, il lavoro fiorisce”, sottolineando il ruolo dell’ente bilaterale nella formazione, nella prevenzione e nel welfare territoriale.
Simona Tironi (Assessore regionale) ha evidenziato come istruzione, formazione e lavoro siano un’unica filiera strategica per il futuro della Lombardia, mentre Fabio Benati (ARGA) ha richiamato la responsabilità dei giornalisti nel raccontare l’agricoltura con competenza, rigore e profondità.
Il corso di Brescia, il secondo promossoa da Fondazione Enpaia in Lombardia negli ultimi tre anni, si è concluso con un messaggio chiaro: la legalità, la conoscenza e il welfare non sono accessori del sistema agricolo, ma le sue fondamenta. La Fondazione Enpaia ha confermato il proprio impegno nel sostenere percorsi formativi che aiutino i giornalisti a leggere la complessità del settore e a raccontarla con rigore, profondità e responsabilità.
In un Paese in cui il lavoro può ancora trasformarsi, in un attimo, da quotidianità a vulnerabilità, la formazione dei giornalisti assume il valore di un presidio civile. Perché informare non significa solo descrivere ciò che accade: significa custodire la memoria collettiva, vigilare sulla legalità, tenere aperta la coscienza democratica del Paese.
Un impegno che prosegue senza interruzioni: il prossimo appuntamento è già fissato per Lecce, l’11 giugno 2026, dove si tornerà a parlare di filiere, lavoro, welfare e trasformazioni globali. Brescia ha tracciato la rotta; Lecce sarà l’occasione per proseguire il viaggio.

